Alta Via delle Grazie

Alta Via delle Grazie

Si propone come l’alternativa lombarda al Cammino di Santiago de Compostela. E viste le caratteristiche, ha le carte in regola per esserlo!
L’ Alta Via delle Grazie è stato inaugurato lo scorso 15 luglio ed è il primo cammino devozionale in provincia di Bergamo.


Il percorso totale è lungo 315 km e tocca 17 Santuari e diverse chiese Mariane. È collegato ad altri due cammini lombardi di natura simile: il Cammino di Sant’Agostino e quello della Rosa Rampicante. Entrambi prevedono come meta finale Pavia, città in cui sono custodite le reliquie di Sant’Agostino, e luogo di passaggio della via Francigena.
Il collegamento dell’Alta Via delle Grazie ai due cammini esistenti, avviene attraverso il Santuario di Caravaggio, da cui si risale verso Bergamo e quindi alla Valle Seriana e all’Alto Sabino. Luoghi suggestivi e ricchi di bellezze artistiche e faunistiche, in cui si può inoltre godere anche dei piaceri del buon cibo e vino. Il percorso dell’Alta Via delle Grazie infatti è strutturata in modo da poter accogliere ed ospitare i pellegrini, esattamente come accade in Santiago de Compostela, il tutto utilizzando i sentieri delle Alpi Orobiche.

Passaporto del Pellegrino

A chi vorrà cimentarsi nell’impresa delle 17 tappe in 315 km, verrà fornito il cosiddetto “passaporto del Pellegrino”, sul quale annotare le varie mete e traguardi raggiunti.


Il teatro naturale in cui si dispiega il cammino dell’Alta Via Delle Grazie, compreso fra il lago di Iseo e il fiume Serio, è sicuramente uno dei più suggestivi della Lombardia. Fra le tappe più affascinanti, per chi volesse provare solo una parte del percorso, è quella che parte da Castione della Presolana e giunge a Sovere, per un totale di km 22.
Un’esperienza da fare e che intendo io stessa provare…

Adatta per chi ama camminare a livelli più o meno agonistici; per coloro che sono devoti e intendono fare un percorso interiore; per tutti coloro che amano la natura e il silenzio.

Nomadi 55 anni in concerto Trescore Cremasco 8 luglio 2018

Nomadi

I Nomadi sono uno dei gruppi storici italiani, fra i più longevi sulla scena del panorama musicale sia nazionale che internazionale, con all’attivo più di 15 milioni di dischi venduti.

Fondato nel 1963 dal tastierista Beppe Carletti e dal cantante Augusto Daolio, il gruppo dei ” Nomadi” ha cambiato formazione diverse volte per ragioni varie.
Numerosissime le collaborazioni illustri, fra le quali Mogol, Battisti, Guccini.

Tanta la passione. Molto forte il messaggio che il gruppo ha sempre trasmesso. Un perfetto connubio fra impegno sociale e l’amore, i sentimenti in genere.

Sicuramente il panorama storico, in cui il complesso nacque, i “favolosi anni sessanta”, ha alimentato questo tipo di interesse: un paese in pieno sviluppo economico, in cui però, alla crescita del benessere non susseguiva un maggiore impegno sociale.

Ma in buona parte il “messaggio” che i “Nomadi” trasmettono è frutto e merito della loro cultura, della loro naturale predisposizione che li vuole socialmente impegnati ed attivi. E nonostante il trascorrere del tempo, i cambiamenti nella formazioni, le rotture e i dolori, è rimasto costante.

Questi sono i Nomadi e io sono Beppe Carletti – Mondadori

“Annus horribilis”

“… Il 1992 mi si è impresso nella carne prima ancora che nella mente come l’anno orribile della mia vita, l’anno del dolore, delle perdite incolmabili…

A gennaio la prima bruttissima notizia, tanto violenta quanto inattesa: Nerina, la madre di Augusto, era morta all’improvviso, un vero e proprio fulmine a ciel sereno… A maggio morì Dante (Dante Pergreffi bassista dal 1984 al 1992), in quel modo tanto assurdo quanto inaspettato. Di nuovo una mazzata per tutti, un ragazzo così giovane e pieno di vita… Tutto questo mentre le condizioni di Augusto stavano lentamente ma inesorabilmente aggravandosi…

Il corpo di Augusto era devastato da un tumore ai polmoni che si era propagato in metastasi disseminate ovunque, soprattutto al cervello, che erano la causa di quelle atroci cefalee di cui soffriva da un po’. Una sentenza di morte senza appello… Ricordo, come fosse ora, ciò che mi disse il medico: fatelo cantare, più resta sul palco meglio è. Lo stesso Augusto, del resto, a noi amici aveva rivelato la fonte segreta della felicità: la compagnia dei suoi amati libri e lo stare sul palco…

Nuovo Cantagiro, Calabria, 1992

Prima di salire sul palco (riferimento al Nuovo Cantagiro in Calabria, condotto quell’anno da Mara Venier) Augusto fu colto da un attacco di epilessia… Quando stava per crollare lo presi al volo ma realizzai in quel frangente che era arrivato il momento di dire basta… Ricordo ancora la sua faccia quando gli comunicai che ci saremmo dovuti fermare…

Una volta a Novellara il mio solo pensiero fu come alleviare il più possibile il suo dolore. Decisi di organizzare ogni sera una piccola festa a casa mia, una cosa per intimi, lui e la sua compagna Rosanna, la mia famiglia, il dottore che era anche un amico, e pochissimi altri selezionati…

Ciò che mi è rimasto di positivo di quei giorni è che anche in quelle condizioni estreme Ago non ha mai perso il suo amore per la vita… “Appena mi rimetto e me la sento, io e te partiamo e facciamo il giro del mondo”.

(Cit. ” Questi sono i Nomadi e io sono Beppe Carletti “, Mondadori ISBN 9788804701491)

Augusto Daolio morì la mattina del 7 ottobre del 1992.

Nomadincontro – Tributo ad Augusto

La manifestazione ” Nomadincontro – Tributo ad Augusto” iniziò nel 1993. Organizzata annualmente a febbraio, mese in cui nacque Augusto, con la collaborazione di Beppe Carletti, di tutti gli altri componenti del gruppo, e con l’approvazione di Rosanna Fantuzzi, compagna di Augusti Daolio, la manifestazione è un modo per onorare il ricordo di Augusto.

La “Nomadincontro – Tributo ad Augusto” si svolge in 2 giorni ( un sabato e domenica).

Durante la manifestazione si esibiscono cantanti e gruppi musicali italiani.

Il premio, rappresentato da una somma di denaro, viene quindi devoluto a favore di associazioni che combattono per i meno fortunati. Rappresenta soprattutto un riconoscimento al valore morale dell’artista vincitore, che si è messo in luce grazie al suo interesse, partecipazione a cause sociali e umanitarie.

Nel corso degli anni il tributo e stato vinto da cantanti come Jovanotti (1993), 99 Posse (1996), Daniele Silvestri (2000), Piero Pelù (2001), Elisa (2005), Roberto Vecchioni (2008), Fiorella Mannoia (2016) e molti altri, permettendo così di raccogliere 120 milioni di lire.

Associazione Augusto per la Vita

A seguito della scomparsa dello storico leader del gruppo, Augusto Daolio, è stata fondata, per volere dei Nomadi e della compagna di Augusto, che ne è la presidentessa, l’Associazione Augusto per la Vita.

La finalità prima che si prefigge è la raccolta di fondi utili per la ricerca sul cancro, attraverso la pubblicazione di opere dedicate al cantante.
L’idea nacque spontaneamente quando, nel corso dei funerali di Augusto, in moltissimi lasciarono parecchie somme di denaro.

Nomadi 55 anni in concerto

Trescore Cremasco 8 luglio 2018

L’occasione di vedere e di ascoltare dal vivo uno fra i gruppi storici del panorama musicale nazionale ed internazionale, era troppo ghiotta per farsela sfuggire.

L’attesa è stata ampiamente soddisfatta dall’emozione provata.

Un vero e proprio evento, di condivisione soprattutto. L’atmosfera è gioviale, familiare. Non solo un concerto nel senso canonico del termine. I Nomadi organizzano un incontro fra amici, vicini e lontani, e durante il concerto alle canzoni si alternano attimi di condivisione, di interazione.

Lettura di bigliettini, di striscioni… Racconti, alle volte anche personali di episodi, si alternano alla musica, il cui messaggio è quello di sempre, il marchio dei Nomadi: interesse e partecipazione sociale, amore e sentimenti.

Improvvisamente non ti senti più un fan in adorazione di un idolo. Ma una parte “importante” e riconosciuta di un sistema, in cui l’interesse per l’altro è fondamentale.

Il ricordo di Augusto è presente aleggiando sopra la nostra testa. Yuri Cilloni indossa una maglia con l’immagine di Augusto ben in mostra. Il tutto è vissuto con grande rispetto, senza autocommiserazione. Augusto è stato indubbiamente, uno dei promotori di un progetto emozionante che, nonostante il passare del tempo si mantiene vivo, attivo e inimitabile. E questo grazie alla passione con cui i Nomadi trasmettono il loro “pensiero” ai fan-amici, che a loro volta se ne fanno promulgatori.

 

Poderi Luigi Einaudi. Piemonte, Langhe, Dogliani

Poderi Luigi Einaudi. Piemonte, Langhe, Dogliani

I poderi Luigi Einaudi sono geograficamente collocati in una delle zone più belle l’Italia, le Langhe in Piemonte.

La tenuta fu fondata nel 1897, quando l’allora ventitreenne Luigi Einaudi acquistò la cascina San Giacomo nel paese di Dogliani. Oltre alla cascina settecentesca e ad una cappelletta sconsacrata sita poco distante da lì, il senatore acquistò anche quaranta giornate piemontesi di vigna, grazie alle quali si cominciò a imbottigliare il Dolcetto e a farlo uscire dai confini regionali.
La passione di Luigi Einaudi, che non trascurò mai le vigne, nonostante i gravosi impegni come presidente della Repubblica, è esattamente la stessa che hanno dimostrato di avere i suoi successori.

I Poderi sono ora gestiti da Matteo Sardagna, nipote di Luigi Einaudi, che alla passione ha saputo unire, in un connubio perfetto, anche l’innovazione.

La vinificazione avviene in moderni fermentatori d’acciaio computerizzati siti nella cantina in “Cascina Tecc” completamente interrata, di modo da ridurre l’impatto ambientale e assicurare costante temperatura e umidità.
La maturazione avviene infine in botti di rovere di varie dimensioni e, in alcuni casi, si conclude in bottiglia.
“Innovazione nel rispetto della tradizione” insegnamento del senatore Luigi Einudi che i figli e il nipote Matteo hanno saputo rispettare appieno.

Esperienza Multi Sensoriale

In passato avevo avuto il piacere e la fortuna di frequentare le Langhe.

Come per le precedenti esperienze, anche in questo caso sono rimasta piacevolmente colpita: il tutto mi parla di poesia.

Dopo circa 2 ore e mezzo di viaggio da Milano siamo arrivate nella zona sita fra le provincie di Asti e Cuneo, circondate da colline coltivate a dolcetto, barbera, nebbiolo,giusto per citare alcuni dei prestigiosi vigneti. Nonostante il tempo non del tutto favorevole, la bellezza del luogo incantava.
Morbide colline abbracciavano la carreggiata; sulla cima delle più, piccoli castelli, dimore di signori dei tempi passati.

E giunte ai Poderi Luigi Einaudi nel paese di Dogliani, luoghi di produzione dell’omonimo vino, lo spettacolo che si propone è più o meno il medesimo.
Ad accoglierci all’interno dei Poderi, Matteo Sardagna e suo cugino, Andrea Gessner, fondatore della casa editrice Nottetempo (http://www.edizioninottetempo.it) e proprietario della splendida “Libreria Verso” di Milano (http://www.libreriaverso.com).

“Cascina Tecc”

Abbiamo partecipato ad un tour guidato all’interno di “Cascina Tecc”, zona di produzione e invecchiamento dei vini dei Poderi Einaudi.

E come per il resto, la magia dell’atmosfera era palpabile.
Alla storia della famiglia si sono alternate informazioni utili e interessanti di carattere tecnico legate alla produzione e invecchiamento.
Per me, che di passione ne ho tanta, specie per l’ambito enogastronomico, è stato curioso scoprire, ad esempio, che il Barbèra dei Poderi Einaudi, subisce un invecchiamento di 5 anni prima di essere stappato, 4 dei quali in botti di rovere e 1 in bottiglia.

Degustazione

A seguire il tour: momento degustazione.

Due i vini che hanno attirato il mio interesse e che hanno colpito il mio palato.

Un bianco, “Langhe DOC Vigna Meira”, di colore giallo paglierino, bouquet di agrumi con note minerali e notevoli capacità di invecchiamento.

E un rosso, corposo e ” caldo”, adatto a secondi a base di carne e selvaggina, “Luigi Einaudi Langhe rosso DOC”. Grande vino risultato di un assemblaggio di uve Cabernet, Merlot, Barbera e Nebbiolo.
Un’ esperienza davvero unica, indimenticabile e, giustamente, multi sensoriale.

Per maggiori informazioni:

https://www.poderieinaudi.com

https://shop.langhe.net/https://shop.langhe.net/?shp=263

Per approfondimenti:

http://www.the-van.it/2017/09/29/langhe-barolo-barbaresco-dolcetto-associazione-italiana-sommelier-piemonte-edizioni-del-capricorno/

 

 

 

 

 

 

 

La Comédie Humaine di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La Comédie Humaine”

di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

È un libro illustrato, frutto di un lavoro lungo 3 anni.
Giosetta Fioroni, figlia di artisti (il padre scultore, la madre pittrice) nasce, cresce e si forma a Roma, presso l’Accademia delle Belle Arti.
Segue i corsi del maestro Toti Scialoja e da allora il suo percorso la porta ad essere una degli esponenti di maggior spicco della scena artistica italiana.
Giosetta Fioroni per questa sua raccolta di disegni si è fatta ispirare da “La comédie humaine” di Honoré de Balzac da cui ha deliberatamente preso il titolo.

Il campione umano rappresentato è frutto della sua personale osservazione ed esperienza, fatta per le vie della città di Roma.
Come Honoré de Balzac che nella sua comédie humaine aveva l’ambizione, la volontà di descrivere la società che lo circondava, analizzandola sotto diversi punti di vista, allo stesso modo Giosetta Fioroni fa con i suoi disegni.
Le illustrazioni hanno carattere caricaturale e sono realizzate con la penna stilografica e l’inchiostro di china nero.

Il risultato è chiaramente e volutamente grottesco.

Ad accompagnare le illustrazioni poche righe descrittive che sembrano quasi vergate a mano. Anche queste sono dirette, senza filtro, alle volte taglienti.

Troviamo ad esempio il “vecchio gibboso e deforme a piazza Cairoli”; la ” Ultraobesa con piedini e manine”; la “turista (occhistorti) discinta con nero”.

L’intento di Giosetta è proprio quello di descrivere la varietà umana in modo onesto, senza preconcetti, quasi infantile.
E ci riesce perfettamente perché la varietà umana rappresentata è familiare ciascuno di noi.

Un libro che colpisce, che non passa inosservato.

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni

Corraini Edizioni

ISBN: 9788875707033

http://www.corraini.com/it/

 

 

Museo della Macchina da Scrivere, Milano

“Il Museo della Macchina da Scrivere”, Milano

 

https://www.instagram.com/viaggiatore_distratto/

La macchina da scrivere

Che scrivere sia sempre stato il mio pallino è cosa nota, soprattutto a chi ha la “fortuna” di conoscermi bene…
Fin da piccola carta, penna e colori sono stati il mio passatempo preferito. Poi è arrivata l’età della scolarizzazione e nuovi strumenti hanno iniziato a colpire la mia curiosità.

Sicuramente la macchina da scrivere è stato il primo fra gli oggetti destinati alla scrittura, a catturare il mio interesse. Ricordo ancora il giorno in cui la vidi per la prima volta.

Era lì, bella, color verde acqua e ovviamente “off limits” per una bambina…
Ma le cose non andarono esattamente così e tutto ebbe inizio.

Per questa ragione, volendo un po’ romantica e sentimentale, non potevo farmi sfuggire l’occasione di segnalare una chicca

Il Museo delle macchine da scrivere

Nato nel 2006 nel quartiere Isola di Milano, grazie alla passione di un collezionista, Umberto Di Donato, il Museo delle macchine da scrivere conta oggi circa 1800 pezzi, alcuni dei quali molto antichi o appartenuti a personaggi importanti, come Francesco Cossiga per menzionarne uno.
Oltre a quelle da scrivere sono esposte anche macchine da calcolo e altri strumenti connessi all’argomento.

Il Museo offre la possibilità di sperimentare l’utilizzo di buona parte delle macchine esposte.

Una caratteristica questa del Museo delle Macchine da scrivere, che lo differenzia rispetto ai tradizionali musei, rendendolo un luogo fuori dal comune.

Umberto Di Donato ha dato inoltre vita ad un’associazione culturale molto attiva che organizza mostre itineranti in Italia e all’estero e diversi corsi fra cui dattilografia o scrittura cuneiforme per citarne uno.

L’associazione dà la possibilità a chi lo desiderasse, di usufruire degli spazi del museo per organizzare attività di vario genere. Un modo utile e intelligente per far conoscere l’operato di Umberto Di Donato e il museo stesso.

È possibile, volendo iscriversi all’associazione, versando un contributo che consente di usufruire di alcuni vantaggi.

Perché andare a far visita al Museo della Macchina da Scrivere?

Sicuramente perché è un momento Armarcord per chi ha già vissuto l’esperienza “macchina da scrivere” in passato. Essa rappresenta inoltre un progenitore del PC o perlomeno della sua tastiera, e quindi perché non investigare…

E poi il Museo della Macchina da Scrivere ha la fortuna di trovarsi in uno dei quartieri più belli e culturalmente attivi della moderna Milano…

Quindi direi: buona visita!

Museo della Macchina da Scrivere

Indirizzo: via L.F. Menabrea, 10 – 20159 – Milano (MI)
Telefono: +39 347 8845560
E-mail: info@museodellamacchinadascrivere.org

 

http://www.museodellamacchinadascrivere.org

 

 

La Grande Guerra Bianca, Stefano Torrione e Marco Gramola

“La Grande Guerra Bianca”, Stefano Torrione e Marco Gramola

“La Grande Guerra Bianca”, opera di Stefano Torrione e Marco Gramola.

La segnalazione di questo lavoro, che ha catturato la mia naturale curiosità, è arrivata da una cara amica e collega.

Un progetto eclettico, quello di Stefano e Marco, legato alla montagna e ancora in fase di sviluppo.

Stefano Torrione nasce ad Aosta nel 1962.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche decide di dedicarsi alla fotografia, sua grande passione. Diviene così fotografo documentarista. Realizza numerosi reportage, pubblicati su varie riviste italiane ed internazionali.

Negli ultimi anni si è dedicato alle Alpi, dando vita a progetti fotografici importanti, uno dei quali dedicato alla I Guerra Mondiale.

Nell’estate del 2013 sotto la guida di Marco Gramola

(http://www.girovagandoinmontagna.com/ggit/tag/marco-gramola/), presidente della Commissione Storica della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), ha iniziato ad esplorare i ghiacciai e l’alta montagna della zona del Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, alla ricerca dei segni della Guerra Bianca (1915).

La Grande Guerra Bianca, testimonianze

A questa zona Stefano dedica la sua attenzione e realizza l’archivio fotografico più importante nel mondo.

La raccolta del materiale ha dato vita ad una mostra itinerante, organizzata da National Geographic, e giunta alla Fabbrica del Vapore, Milano, nel 2017.

(http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2017/07/12/foto/guerra_bianca_mostra_milano-3596309/1/).

 

“La Grande Guerra Bianca”, Mostra National Geographic

Le fotografie di Stefano hanno catturato in maniera evidente, le tracce della Guerra Bianca. Questo è stato possibile grazie al cambiamento climatico eccezionale, che si venne a creare nel periodo del reportage e che consentì di realizzare gli scatti eccezionali.

Consapevole del fatto che tali segni potrebbero nuovamente scomparire, sommersi dalla naturale forza del clima e della montagna, Stefano ha deciso di dedicarsi ad una nuova impresa: la realizzazione di un libro.

La Grande Guerra Bianca: il Libro

Lancia il progetto “La Grande Guerra Bianca” sulla piattaforma di crowfunding KissKissBankBank, con la volontà di raccogliere i fondi utili per la realizzazione del libro. In questo modo è certo che il frutto del suo lavoro, gli scatti realizzati, saranno visibili a tutti e fissati nel tempo.

 

“La Grande Guerra Bianca” prototipo di copertina

 

Il volume dal titolo “La Grande Guerra Bianca” vedrà la collaborazione di Stefano Cognetti (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paolo_Cognetti), vincitore del Premio Strega 2017, per la realizzazione della prefazione.

A Diego Leoni (https://premiomariorigonistern.com/sl_SI/vincitore-2017/), premio Rigoni Stern 2017, la cura dei testi.

 

“La Grande Guerra Bianca”, prototipo di copertina

 

Stefano Torrione e Marco Gramola, autori del libro “La Grande Guerra Bianca”, racconteranno la loro esperienza al giornalista Enrico Martinet (http://www.letteraltura.it/9917,Ospite.html), che li intervisterà. Oggetto del racconto sarà l’esperienza vissuta nel 2013 lungo il confine Austroungarico.

Un progetto importante che consente di fissare nel tempo un lavoro realizzato con grande fatica e con impegno. Un reportage che racconta i segni tragici di un’epoca, immersi in un contesto naturale tanto bello quanto duro.

Un progetto da sostenere, che coinvolge gli amanti della fotografia, della storia, della letteratura o semplicemente della montagna.

Per maggiori informazioni e per un contributo:

https://www.kisskissbankbank.com/it/projects/grande-guerra-bianca/comments

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo” di John Peacock, Mondadori

L’importanza degli accessori è innegabile.

Gli addetti del settore moda (ma non solo), ne sono consapevoli.
Un abito opportunamente corredato dagli accessori acquisisce carattere.

Orecchini, foulard, sciarpe, guanti, borse, cravatte… Tutti elementi che contribuiscono a dare un tocco in più alla visione di insieme.

E John Peacock, affermato disegnatore e costumista, in questo suo libro ne sottolinea l’importanza.

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume

Il libro, diviso in 7 capitoli (periodi) a loro volta segmentati in 13 sezioni tematiche, è il risultato di una ricerca approfondita e dettagliata degli oggetti della moda.

Alcuni accessori hanno avuto un successo maggiore, ed infatti li ritroviamo in più capitoli  all’interno del libro, nel corso dei decenni.  Altri molto meno ed andando in disuso, ci hanno lasciato solo il ricordo.

Gli accessori femminili sono oggettivamente più numerosi rispetto quelli maschili, dei quali troviamo ovviamente meno esempi.

Ogni capitolo, corredato da splendidi disegni, si apre con una visione d’insieme, alla quale segue un’analisi attenta e dettagliata degli accessori, con tanto di legende e spiegazioni.

 

Non poteva mancare la menzione a stilisti importanti, artisti della moda che hanno introdotto un particolare accessorio nella storia. Possiamo citare Salvatore Ferragamo, che ha introdotto le zeppe nelle scarpe, o Coco Chanel per la sua famosa borsa con catenella dorata.

A questi, ma in realtà a tutti coloro che hanno contribuito allo sviluppo del design della moda del ‘900, è dedicata la parte conclusiva del libro.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume”

Il libro è oggettivamente un “bel libro” soprattutto per le tavole di disegni realizzate da Peacock.
L’approccio visivo, sicuramente utile alla comprensione, contribuisce a stimolare la curiosità nel lettore.
I colori tenui con cui sono realizzate, ricordano i dipinti ad acquerello. Anche la scelta del formato (cm28x20), è azzeccato poiché consente una facile visione dei dettagli.

Per “Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume” Peacock ha utilizzato varie fonti: riviste, periodici, brichures, fotografie, provenienti da Inghilterra, America, Francia ed Italia, fornendo così una panoramica dettagliata ed ampia sull’argomento.

Un libro che consiglio perché, oltre al fattore curiosità, è innegabile l’importanza che la Moda ha e ha avuto, nello sviluppo del costume e delle società.

Alle volte come frutto, risultato di un cambiamento. Altre volte è stata essa stessa con i suoi accessori, a farsi promotrice di una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock
Edizioni Mondadori

ISBN 97888804492450

http://www.mondadori.it

ITALIANA. L’Italia vista dalla moda 1971-2001 dal 22-02 al 06-05-2018

ITALIANA. L’Italia vista dalla moda 1971-2001

Dal 22-02 al 06-05-2018 Palazzo Reale Milano

Unilook” di Giorgio Armani, pubblicato in “L’Uomo Vogue” di dicembre-gennaio 1971-1972

Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001: Una mostra e un libro che nascono da un progetto ideato da Maria Luisa Frisa e Stefano Tonchi.

La mostra è una celebrazione della moda e della cultura Made in Italy, che hanno saputo imporsi nel panorama internazionale nel corso degli anni.

Una mostra del Comune di Milano e della Camera Nazionale della Moda Italiana (a Palazzo Reale dal 22-02 al 06-05-2018), costruita con la volontà di far dialogare fra loro diversi elementi.

Oggetti, stili e atmosfere, creano un viaggio immaginario che permette ai visitatori di rivivere il trentennio 1971-2001, e, allo stesso tempo, di comprendere l’evoluzione e lo sviluppo del sistema moda.

Italiana. L’Italia vista dalla moda 1971-2001. Interno.

Dalla nascita del pret-à-porter di Walter Albini fino al crollo delle Torri Gemelle: la storia dell’Italia analizzata dal punto di vista della moda.

Ma non solo moda in senso stretto. Coinvolti anche il mondo del design, dell’architettura, dell’arte e della cultura in un dialogo fecondo e dai risultati sorprendenti.

Nove le sale allestite con abiti, accessori e fotografie, in cui all’ordine cronologico si è preferito quello tematico.

I ricavi della mostra, che celebra anche i sessant’anni della Camera Nazionale della Moda Italiana, saranno devoluti a CNMI Fashion Trust.

Partener ufficiali YOOX NET-A-PORTER GROUP.
In collaborazione con Pomellato e La Rosa Mannequins e
con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico e ICE Agenzia.

Per maggiori informazioni:

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/poc?urile=wcm%3Apath%3ATUR_IT_ContentLibrary/SA_minisito_palazzo_reale/mostre/inCorso/ITALIANA

 

Macche aria fa: Mercoledí 14 Marzo 2018, Casa dell’Ambiente e dell’Energia, Milano

“Macche aria fa”: Mercoledí 14 Marzo 2018, Casa dell’Ambiente e dell’Energia, Milano

“Macche aria fa”: Una bella iniziativa quella promossa da Fondazione AEM http://www.fondazioneaem.it/home/cms/faem e Società Umanitaria http://www.umanitaria.it

“Macche aria fa”

Fumetti e satira in difesa dell’ambiente

Un canale, quello dei fumetti, alternativo ma altrettando valido, per sostenere e promuovere la difesa dell’ambiente, denunciandone le violazioni, i soprusi.

Una mostra itinerante, che approda a Milano (dal 15/03 al 20/04/2018), e che raccoglie 150 tavole dei più famosi disegnatori di fumetti e di satira italiani.

La volontà è quella di coinvolgere anche le nuove generazioni nella tutela dell’ambiente, mettendo in evidenza che la salvaguardia parte dal senso civico di ogni singolo cittadino.

L’inaugurazione della mostra è prevista per Mercoledì 14 Marzo 2018 alle ore 18:30, presso Casa dell’Energia e dell’Ambiente, Piazza Po 3, Milano http://www.fondazioneaem.it/home/cms/faem/casaenergia

A coloro che prenderanno parte all’inaugurazione verrà dato un piccolo dono rappresentativo della manifestazione.

Il filosofo spagnolo JOSÉ ORTEGA Y GASSET sosteneva che : “Io sono me più il mio ambiente e se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso.”

Quindi come non preoccuparsi di ciò che ci circonda e ci contiene quotidianamente, punto di partenza e di arrivo della vita di ciascuno di noi?

Per maggiori informazioni:

http://www.fondazioneaem.it/home/cms/faem/eventi/news/articoli/020318-fumetti-satira-maccheariafa.html