Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione di Kerascoët

“Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione” di Kerascoët

Inizialmente l’attenzione è colta dal titolo, a caratteri grandi, di colore rosso, che spicca su uno sfondo tenue e timido, come scopriremo essere Vanessa, la protagonista del libro.

Fatto di sole immagini (silent book), in cui le uniche scritte sono quelle della copertina, che sembrano appunto quasi un grido di denuncia contro la violenza di cui si fa portavoce.

È un libro tratto da una storia vera. Racconta una situazione ormai piuttosto comune e frequente nella società moderna, gli episodi di bullismo, in cui ad essere vittime sono spesso i più piccoli.

“Io sto con Vanessa”

La storia è semplice e comune. Una ragazzina timida di nome Vanessa arriva in una nuova scuola. Qui diventa vittima di un bullo. Una sua compagna assiste all’episodio di violenza che fa scappare via la protagonista in lacrime. La testimone della vicenda, preoccupata, decide di non lasciare sola Vanessa e così la va a prendere a casa per accompagnarla a scuola. Durante il tragitto altri bambini seguono l’esempio della compagna coraggiosa e si uniscono in corteo, scortando Vanessa a scuola e sconfiggendo cosi il bullo ma soprattutto l’indifferenza.

Perché ad essere oggetto di discussione non è solo il #bullismo del prepotente di turno, ma anche l’indifferenza dei testimoni che diventano complici della violenza manifesta.

È un libro molto bello oltre che utile (sul fondo si trovano dei consigli per affrontare episodi di bullismo, sia per grandi che per piccini).

Le illustrazioni sembrano acquerelli e sono realizzate da Kerascoët, pseudonimo dietro cui si cela in duo Sébastien Cosset e Marie Pommepuy, autori di numerosi successi come “Beautiful Darkness” (Dolci Tenebre in Italia).

 

I colori utilizzati per la realizzazione sono per lo più chiari, pastello. Accompagnano la storia, andando dal grigio-azzurro, durante la narrazione della vita quotidiana e virando bruscamente nei toni del rosso e in quelli più cupi, durante gli episodi di aggressione. Per concludersi in un armonico rosa pesca al termine della brutta vicenda.

 

 

“Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione ” di Kerascoët. Uno dei miei libri preferiti.
DeAgostini

ISBN 9788851163709 €12,90

La Comédie Humaine di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La Comédie Humaine”

di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

È un libro illustrato, frutto di un lavoro lungo 3 anni.
Giosetta Fioroni, figlia di artisti (il padre scultore, la madre pittrice) nasce, cresce e si forma a Roma, presso l’Accademia delle Belle Arti.
Segue i corsi del maestro Toti Scialoja e da allora il suo percorso la porta ad essere una degli esponenti di maggior spicco della scena artistica italiana.
Giosetta Fioroni per questa sua raccolta di disegni si è fatta ispirare da “La comédie humaine” di Honoré de Balzac da cui ha deliberatamente preso il titolo.

Il campione umano rappresentato è frutto della sua personale osservazione ed esperienza, fatta per le vie della città di Roma.
Come Honoré de Balzac che nella sua comédie humaine aveva l’ambizione, la volontà di descrivere la società che lo circondava, analizzandola sotto diversi punti di vista, allo stesso modo Giosetta Fioroni fa con i suoi disegni.
Le illustrazioni hanno carattere caricaturale e sono realizzate con la penna stilografica e l’inchiostro di china nero.

Il risultato è chiaramente e volutamente grottesco.

Ad accompagnare le illustrazioni poche righe descrittive che sembrano quasi vergate a mano. Anche queste sono dirette, senza filtro, alle volte taglienti.

Troviamo ad esempio il “vecchio gibboso e deforme a piazza Cairoli”; la ” Ultraobesa con piedini e manine”; la “turista (occhistorti) discinta con nero”.

L’intento di Giosetta è proprio quello di descrivere la varietà umana in modo onesto, senza preconcetti, quasi infantile.
E ci riesce perfettamente perché la varietà umana rappresentata è familiare ciascuno di noi.

Un libro che colpisce, che non passa inosservato.

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni

Corraini Edizioni

ISBN: 9788875707033

http://www.corraini.com/it/

 

 

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo” di John Peacock, Mondadori

L’importanza degli accessori è innegabile.

Gli addetti del settore moda (ma non solo), ne sono consapevoli.
Un abito opportunamente corredato dagli accessori acquisisce carattere.

Orecchini, foulard, sciarpe, guanti, borse, cravatte… Tutti elementi che contribuiscono a dare un tocco in più alla visione di insieme.

E John Peacock, affermato disegnatore e costumista, in questo suo libro ne sottolinea l’importanza.

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume

Il libro, diviso in 7 capitoli (periodi) a loro volta segmentati in 13 sezioni tematiche, è il risultato di una ricerca approfondita e dettagliata degli oggetti della moda.

Alcuni accessori hanno avuto un successo maggiore, ed infatti li ritroviamo in più capitoli  all’interno del libro, nel corso dei decenni.  Altri molto meno ed andando in disuso, ci hanno lasciato solo il ricordo.

Gli accessori femminili sono oggettivamente più numerosi rispetto quelli maschili, dei quali troviamo ovviamente meno esempi.

Ogni capitolo, corredato da splendidi disegni, si apre con una visione d’insieme, alla quale segue un’analisi attenta e dettagliata degli accessori, con tanto di legende e spiegazioni.

 

Non poteva mancare la menzione a stilisti importanti, artisti della moda che hanno introdotto un particolare accessorio nella storia. Possiamo citare Salvatore Ferragamo, che ha introdotto le zeppe nelle scarpe, o Coco Chanel per la sua famosa borsa con catenella dorata.

A questi, ma in realtà a tutti coloro che hanno contribuito allo sviluppo del design della moda del ‘900, è dedicata la parte conclusiva del libro.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume”

Il libro è oggettivamente un “bel libro” soprattutto per le tavole di disegni realizzate da Peacock.
L’approccio visivo, sicuramente utile alla comprensione, contribuisce a stimolare la curiosità nel lettore.
I colori tenui con cui sono realizzate, ricordano i dipinti ad acquerello. Anche la scelta del formato (cm28x20), è azzeccato poiché consente una facile visione dei dettagli.

Per “Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume” Peacock ha utilizzato varie fonti: riviste, periodici, brichures, fotografie, provenienti da Inghilterra, America, Francia ed Italia, fornendo così una panoramica dettagliata ed ampia sull’argomento.

Un libro che consiglio perché, oltre al fattore curiosità, è innegabile l’importanza che la Moda ha e ha avuto, nello sviluppo del costume e delle società.

Alle volte come frutto, risultato di un cambiamento. Altre volte è stata essa stessa con i suoi accessori, a farsi promotrice di una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock
Edizioni Mondadori

ISBN 97888804492450

http://www.mondadori.it

Feed the Resistance, Julia Turshen, Chronicle books

Feed the Resistance, Julia Turshen, Chronicle books

“Feed the Resistance” di Julia Turshen edizioni Chronicle books: un libro fuori dal comune.

Feed the Resistence

Julia Turshen autrice del libro non è digiuna (e mai aggettivo fu più appropriato…), di questo genere di esperienze letterarie…

La volontà che sta alla base del libro “Feed the Resistance” è quella di invogliare gli appetiti, compresi quelli di natura “politica”, fornendo ricette pratiche e veloci.

Julia Turshen ha ben presente che parlare di cibo non è solo parlare di cibo in senso stretto, solo una questione legata a ciò che mettiamo in tavola e mangiamo. In “Feed the Resistance” è ben chiaro che dietro al concetto di Food sono presenti una varierà di sotto argomenti altrettanto importanti. Economia, sviluppo, inquinamento, genere, razza, religione… Senza dimenticare che proprio intorno alla tavola si sviluppano la maggior parte delle relazioni importanti per il genere umano, pubblici o privati.

Il cibo è importante dunque e cucinare è innegabilmente un piacere in tutti i suoi aspetti e fasi.

Recipes+ideas for getting involved

In “Feed the Resistance”, Julia Turshen raccoglie le ricette di quelli che sono gli esponenti più interessanti della sua comunità, suddividendole in tre gruppi.

Easy Meals for the Folks who are too Busy Resisting to Cook“: ricette facili e veloci per coloro che hanno poco tempo ma che non rinunciano alla passione per la cucina.

Feeding the Masses“: ricette che senza un grosso investimento di tempo e denaro; garantiscono il successo per un largo numero di commensali.

 

Baker Goods+Portable Snacks“: in questa terza sezione sono raggruppate le ricette più “significative”, quelle che hanno anche un legame più forte con le tradizioni del passato, i legami familiari e affettivi.

 

In conclusione Julia Turshen fornisce alcuni validi suggerimenti attraverso i quali diventare maggiormente attivi, in generale, ma anche all’interno della propria comunità. Suggerimenti che non sono scontati e che possono farti cambiare lo stile di vita in soli 10 minuti.

Perché è chiaro fin dall’inizio che è di resistenza che si parla e in “Feed the Resistance” si “parla” di cibo in generale, ma anche di quello per mente e spirito.

 

 

 

 

 

 

Futurismo, Caroline Tisdall, Angelo Bozzola, Rizzoli Skira

Futurismo, di Caroline Tisdall, Angelo Bozzola, Edizioni Rizzoli Skira

 

Il Futurismo fu la prima avanguardia europea e nacque proprio in territorio italiano.

Non deve essere considerato semplicemente un movimento artistico che si sussegue ad uno e ne precede un altro. Il Futurismo fu un vero e proprio movimento culturale che abbraccio e invase a più livelli la vita all’inizio del XX secolo.

Il monito alla base di coloro che sostenevano questa avanguardia era la necessità di “rompere” con il passato, di cavalcare l’onda veloce della modernità, che si presentava loro sotto molteplici aspetti.

Questi erano i cambiamenti conseguenti alla guerra, alle trasformazioni politiche e sociali, allo sviluppo tecnologico. La modernità, la nascita dei mezzi di comunicazione di massa (radio, telegrafo senza fili, cinema), portavano come effetto un avvicinamento delle culture dei vari continenti, e un’accelerazione dei tempi che difficilmente avrebbe potuto essere arrestata.

Leader di questo movimento fu Filippo Tommaso Marinetti, che il 20 Febbraio 1909 sul giornale francese “Le Figaro”, ne pubblicò il manifesto.

“Fondazione e Manifesto del Futurismo” F.T. Marinetti 1909

La chiave di interpretazione dell’avanguardia futurista, è la volontà di raggiungere un pubblico il più vasto possibile, interpretando con una nuova enfasi le arti tradizionali, ma anche inventandosi un nuovo linguaggio, più conforme alle necessità dei tempi moderni.

Spesso i risultati furono di netta rottura con quanto lo aveva preceduto. Ciò cui puntava il Futurismo era suscitare reazioni immediate, in modo provocatorio, ridicolizzando e sminuendo la figura dell’intellettuale tradizionale.

Filippo Tommaso Marinetti

Marinetti fu un vero e proprio agitatore delle masse. Considerato la “caffeina d’Europa” ebbe due intuizioni geniali.

La prima riguardava il pubblico, non più soggetto passivo della cultura, ma direttamente coinvolto e attivo nella risposta.

La seconda riguarda ciò che si vuol dire che è altrettanto importate come il modo. Precedendo di quasi cinquant’anni la teoria di Marshall MacLuhan “il medium è il messaggio”, Marinetti fu innovatore anche in questo.

Per questo le molteplici testimonianze del Futurismo dovrebbero essere lette nel contestò più ampio che le ha generate, ed interpretate a seconda del modo e del mezzo.

Il Futurismo: espressioni artistiche

Il Futurismo vide la sua espressione nella Pittura (Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Pelizza da Volpedo, Giovanni Segantini); nella scultura (Umberto Boccioni); nel mosaico (Enrico Prampolini); in architettura (Antonio Sant’Elia). Trovò abili esponenti anche nella ceramica (Filippo Tommaso Marinetti, Tullio D’Albissola); nella musica (Francesco Balilla Pratella, Luigi Russolo); nella letteratura e in poesia (Aldo Palazzeschi, Salvatore Quasimodo, Paolo Buzzi).

Ed infine a teatro, nel cinema e persino in gastronomia (“Manifesto della cucina futurista”, 1931 Marinetti).

“Manifesto della cucina futurista”

Una menzione di riguardo va fatta per la rivista fiorentina “Lacerba”, atto di liberazione, ad opera di Giovanni Papini ed Ardengo Soffici, pubblicata nel 1913.

Il titolo fu preso dal poema trecentesco di Cecco D’Ascoli che venne condannato a morte nel 1327, in seguito ad una condanna per eresia. Già dal primo numero Papini e Soffici, rivendicano nel loro programma, la piena libertà e autonomia dell’arte e un rilancio della letteratura frammentaria.

L’Acerba divenne ben presto un utile strumento di diffusione delle idee futuriste. In seguito mutò il suo taglio divenendo un periodico di carattere politico negli anni precedenti la guerra.

” Il Futurismo” di Caroline Tinsdall e Angelo Bozzola edito da Rizzoli, è una piccola, sintetica ma significativa monografia sul movimento innovatore per antonomasia. Mette ben in luce come il Futurismo fu portatore di una carica di fermento che portò alla ribalta della cultura europea, l’Italia.

“Futurismo”, di Caroline Tisdall e Angelo Bozzola, edizioni Rizzoli Skira

ISBN 9788874230815

€18,00

 

 

 

 

 

Tenco a tempo di Tango di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Tenco a Tempo di Tango di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Quest’anno cade il 51°anniversario della scomparsa di Luigi Tenco.

È considerato da molti il poeta in grado di metter in nota la profondità del suo animo. Il cadavere del cantante fu rinvenuto nella sua stanza d’albergo a Sanremo, nel 1967, la sera stessa in cui  fu eliminato dal festival canoro.

La morte fu avvolta da un alone di mistero per anni.

Un colpo di pistola alla tempia. La sua di pistola, acquistata pochi anni prima. E un biglietto da lui scritto, in cui manifestava l’amarezza nel non sentirsi compreso dal pubblico italiano. Reazione legata probabilmente all’eliminazione della sua canzone, “Ciao amore, ciao”, presentata in coppia con Dalida, al Festival di Sanremo quell’anno.

https://m.youtube.com/watch?v=bcv17Lov62YY

E il mistero della sua morte (Suicidio? Omicidio?) sorge in seguito alla volontà, espressa telefonicamente quella stessa sera da Tenco alla fidanzata, di voler denunciare “fatti che vanno ben al di là della manifestazione”.

Un elenco contenente nomi e cognomi che avrebbe fatto luce su una presunta gestione non consona di uno dei festival canori più famosi nel mondo, quello di Sanremo appunto.

Una scena del “crimine” un po’ confusa. Il corpo spostato e in seguito riposizionato in fase di indagine. L’appartenenza del commissario capo di Sanremo, Arrigo Molinari, che si occupò dell’indagine, alla loggia P2.

Tutti elementi che hanno alimentato il mistero e reso ancora più grande il mito di Luigi Tenco.

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Ha la volontà di investigare quello che è l’aspetto più importante in un giallo. Quello del cuore. Del malessere umano. La leva che ha indotto Tenco a suicidarsi il 27 Gennaio del 1967,così come le indagini e la riesumazione del corpo nel 2006, anno decretato, chiudendo definitivamente il caso.

“Tenco a tempo di Tango” è un viaggio a ritroso, nel tempo e nello spazio, alla ricerca di un mistero, vero e presunto,  legato alla presenza di Tenco in Argentina nel dicembre del 1965.

Il vicebrigadiere Faina, ispettore della polizia di Sanremo, è chiamato ad investigare, a far chiarezza. Si imbatte in un locale il “Viejo Almacén” dove vengono suonati i testi di Tenco a ritmo di tango. E in una donna, Angela, cantante e barista (all’occorrenza) del locale, che con Tenco ha avuto a che fare. Angela cerca di condurre il “questurino” alla risoluzione del caso e a risolvere il mistero, tutto contenuto nei testi del cantante. Ma il vicebrigadiere Faina pare non capire, non comprendere. Fino alla fine. Quando il colpo di scena finale rivela al lettore che la realtà è tutt’altra cosa.

La scrittura di Carlo Lucarelli (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carlo_LucarelliLucarelli) è sempre magistrale. La riuscita è garantita dalla sua capacità di descrizione. Le atmosfere malinconiche; la luce soffusa; il ritmo appassionato del tango, prendono vita sotto l’occhio del lettore.

Uno spettacolo teatrale di Giorgio Uguzzoli, con la regia di Gigi Dall’Aglio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Gigi_Dall%27Aglio)

le musiche di Alessandro Nidi (http://www.magazzini-sonori.it/esplora/alessandro_nidi/alessandro_nidi.aspx)

interpretato da Mascia Foschi e Adolfo Margiotta (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mascia_FoschiFoschi)(https://it.m.wikipedia.org/wiki/Adolfo_MariMargiotta)

http://www.carlolucarelli.it/it/?id=opere&categoria=Teatro&opera=Tenco_a_tempo_di_tango

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri (libro + CD)

ISBN 9788860440785

€ 18,00

https://www.fandangoeditore.it

 

 

 

Edward Weston, Edizioni Taschen

“Edward Weston” Edizioni Taschen

Edward Weston, Edizioni Taschen

Quando l’amico Nino Romeo (https://www.facebook.com/nino.romeo.92)

buon libraio ed esperto fotografo, mi ha consigliato il libro Edward Weston edito da Taschen, ha inconsapevolmente innescato in me un nuovo meccanismo, una nuova rivoluzione.

L’opera di Weston (1886-1958), è oggettivamente ragguardevole: ha operato una spaccatura all’interno della corrente che, nel periodo del suo operato, influiva maggiormente in fotografia: il pittorialismo.

Il pittorialismo tende a rappresentare la natura come un esempio di purezza e verità, contrapposta ad una società dalla quale gli artisti esponenti prendono le distanze.

Ed è questo il punto da cui parte Weston che per le sue fotografie predilige l’effetto flou,  ovvero lo sfocato artistico, quasi a rendere la realtà circostante come se fosse immersa in un’atmosfera onirica e romantica.

Ma ben presto Weston opera una revisione del suo lavoro ed inizia a dare un senso più reale e concreto a ciò che fotografa.

Questo è il risultato delle amicizie strette con alcuni esponenti del Rinascimento Messicano e dell’influsso delle avanguardie europee.

Modernismo, ma soprattutto cubismo inflienzano il modo in cui attraverso la fotografia Weston rappresenta al realtà, in modo semplice, nitido e a fuoco.

È il periodo in cui fonda insieme con altri, il gruppo f/24, chiamato così per l’apertura minima di diaframma degli obbiettivi impiegati, di modo da conferire una maggior profondità di campo.

La fotografia doveva cogliere l’essenza atemporale del soggetto come forma pura, perfetta, contrapposta allo sfondo. E si tramuta così in simbolo, in metafora visiva.

Edward Weston

ben presto sviluppa una sua particolare visione fotografica. Si definiva fotografo diretto, alla ricerca della quintessenza delle cose.

E gli americani amarono molto Weston e il suo operato, così lontano dallo stereotipo della fotografia intesa come arte. Il suo occhio vede un’America obbiettiva, fatta di luoghi desolati, pianure fangose e fattorie desolate.

Una messa in scena non rassicurante ma diretta e onesta.

Nella monografia in tre lingue, edita da Taschen troviamo un excursus di quelle che sono le opere più rappresentative del fotografo: nudi, studi sulla natura e prospettive sul paesaggio californiano. Giochi dl luce e ombre, di linee, di bianco, nero e di tutte le tonalità di grigio.

Edward Weston, Peperoni

Interessanti, a mio avviso e da profana, le fotografie realizzate da Weston ai peperoni, che tutto sembrano fuorché dei semplici ortaggi.

Bella la realizzazione delle forme, delle linee morbide e il gioco di chiaroscuri, che fa sembrare i peperoni come coperti di metallo liquido.

Edward Weston, Nudi

Nelle fotografie realizzate ad alcuni nudi è eccezionale il modo in cui i corpi non sembrano più essere tali, ma solo linee geometriche che si distaccano dallo sfondo scuro.

“Il fotografo deve visualizzare la foto dentro di sé prima ancora di scartarla” (Edward Weston)

 

“Edward Weston”

Edizioni Taschen

ISBN 9783836564519

€19,99

https://www.taschen.com

 

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina, Slow Food Editore

“Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina”

Slow Food Editore

Testi a cura di Grazia Novellini

Autunno: una delle prime immagini che viene in mente è quella di boschi e alberi che lentamente cambiano veste, mutando il colore del fogliame. E pensando ai boschi in autunno, non si può che non pensare ai suoi prelibati frutti: castagne, funghi e tartufo.

“Alla scoperta del tartufo. Nella storia, nel territorio, in cucina”, Slow Food Editore

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina, edito da Slow Food Editore, ha la peculiarità di essere un libro che, con un numero ragionevole di pagine, riesce ad essere esaustivo sull’argomento trattato: il tartufo.

Non è semplicemente una guida, né un ricettario. Parte da un inquadramento storico del prodotto Tartufo e arriva alle ricette suddivise in classiche e innovative, di alcuni chef locali (Enrico Crippa, Ugo Alciati, Maurilio Garola, Elide Mollo, Davide Pallida), passando attraverso l’aneddoto e la curiosità.

Sfogliando il libro scopriamo che il tartufo è un fungo speciale che cresce sottoterra (ipogeo), vivendo in simbiosi con alcune specie di alberi e di piante arboree, fra le quali troviamo per esempio il Rovere, il Pioppo Bianco, il Nocciolo etc…

Terrae Tuber

Il nome scientifico è Terrae Tuber e ne esistono diverse tipologie.

Sicuramente le più pregiate sono il Tartufo Bianco d’Alba (Tuber Magantum Pico) e il tartufo Nero di Norcia (Tuber Melaspondrium).

Nel secondo capitolo si scende nel dettaglio in merito alla ricerca e a chi se ne occupa.
Gli uomini che si dedicano a questa attività hanno o un’età superiore ai 60 o inferiore ai 30 e vengono detti “ Trifolao”.

Ciò che caratterizza un trifolao è la manualità e la delicatezza. Un buon raccoglitore deve avere la perizia di un archeologo per non compromettere le spore del tartufo e preservarne l’integrità.
La ricerca del tartufo è un mezzo per arrotondare le entrate e assai di rado è praticata come unica attività che garantisce fonte di reddito.
Le zone di raccolta sono presenti più o meno su tutto il territorio nazionale. Il Piemonte è una delle regione più fruttifere.

Il “taboj” ovvero cane da tartufo

Pochi gli strumenti da utilizzare: un bastone curvo, un giubbetto multitasche, scarpe da trekking… Imprescindibile la presenza di un fido accompagnatore, il cane, un pointer, un bracco, ma anche un meticcio di taglia media che vengono chiamati in dialetto “taboj” e appositamente addestrati per la ricerca.

In Italia esistono diverse fiere specializzate e dedicate ai tartufi

Già dal medioevo le esposizioni e le vendite dei tartufi (effettuate nei giorni festivi, “feriae” in latino), rappresentavano un importante aiuto per l’economia locale.

Dicasi lo stesso per i tempi moderni.

Tra le più importanti e prestigiose ne troviamo due dedicate al Tartufo Bianco: la Fiera di Acqualagna (PU) e quella internazionale di Alba ( CN).
La manifestazione che si tiene ad Alba è la manifestazione enogastronomica più conosciuta d’Italia. Nel 2007 riceve il riconoscimento che le conferisce il carattere di fiera internazionale.

Parlando del Tartufo Bianco d’Alba non si può non ricordare l’albergatore Giacomo Morra, figura che promosse la diffusione e la conoscenza del prodotto tipico delle Langhe, in tutta Italia e oltre i confini nazionali.

Il tartufo è infatti attualmente uno dei prodotti italiani più conosciuti ed apprezzati nel mondo, che, per tale ragione deve essere raccolto, riconosciuto e certificato seguendo degli standard di modo da garantirne la qualità e quindi la tutela del consumatore.

A presiedere, controllare e organizzare tutto nel 1996 nasce il

Centro Nazionale Studi Tartufo

che crea la Certificazione di Qualità del Tartufo Bianco d’Alba, garantendone la qualità di fronte agli occhi di tutto il mondo.

Come dicevamo esistono una serie di regole che ne organizzano la raccolta, la coltivazione e il commercio.
È vietata ad esempio la lavorazione del terreno con mezzi meccanici provvisti di aratro o scavatore; la vendita del prodotto fresco nei periodi in cui non ne è consentita la raccolta. Il prodotto conservato va venduto in recipienti chiusi ermeticamente con etichetta che indica nome, indirizzo dell’azienda, peso e nome latino.
Il mercato che ruota intorno alla produzione, vendita e consumo del tartufo non ha un aspetto chiaro, definito, marcato. Ciò in gran parte dipende dal fatto che abbiamo a che fare con un prodotto delicato, il cui equilibrio dipende da una serie di fattori, che mutano rapidamente e che ne influenzano la produzione e quindi anche il resto.

Regole per l’acquisto

Per tale ragione all’acquirente viene consigliato di seguire poche semplici regole per non cadere nella rete di trifoi truffaldini.
Prima fra tutte rispettare la stagionalità. Il periodo in cui si può acquistare il tartufo è in autunno, momento della raccolta. Abbiamo a che fare con un prodotto che deperisce molto rapidamente e non esistono metodi di conservazione che ne mantengano inalterate le sue caratteristiche per più di 10 giorni. Diffidare di tartufi veduti in altri periodi dell’anno (così come di buona parte di prodotti aromatizzati),

Salvo casi eccezionali come Acqualagna di cui abbiamo in precedenza letto…

È consigliabile acquistare tartufi nelle apposite fiere specializzate, di modo da avere la possibilità di confrontare prodotti (certificati) e prezzi dei vari venditori.
Una volta acquistato il tartufo può essere pulito, avvolto in un panno, chiuso dentro un contenitore di vetro e riposto in frigorifero. A differenza di quello bianco, il tartufo nero può anche essere lavato prima di essere riposto al fresco. Ovviamente va asciugato molto bene.
Le differenze fra le due tipologie di Tuber sono riscontrabili anche nell’utilizzo in cucina.
Mentre il tartufo bianco si utilizza sempre a crudo, tagliato a lamelle sottili (e non grattugiato!) in fase di impiattamento, quello nero invece può essere anche inserito nelle pietanze in fase di preparazione.

Il tartufo è attualmente uno di quei prodotti che simboleggia il Made in Italy nel mondo e la sua tradizione culinaria

Probabilmente è anche per questa ragione che, nelle Langhe, zona di forte produzione, il flusso di turisti non ha mai subito un calo. Anzi. Si è avuto un incremento e un aumento relativo al periodo medio di permanenza. Sicuramente la buona tavola e il buon vino sono due fattori da non sottovalutare. Ma bisogna riconoscere il giusto merito anche alle strutture ricettive (alberghi, b&b etc…), che hanno il plauso di fornire un ottimo servizio in cui il rapporto qualità-prezzo risulta essere assolutamente bilanciato.

 Quattro Itinerari con Alba come centro

Quattro sono gli itinerari che si possono percorrere, tutti con Alba come punto intermedio: Alba-Barbaresco-Alba; Alba-Monchiero-Alba; Alba-Murazzano-Alba; Alba-Montà-Alba.

Indipendentemente dalla scelta, si consiglia un turismo di tipo slow, che consente di apprezzare oltre alla buona tavola, anche i bellissimi paesaggi che gli itinerari offrono.

“Un alone di mistero circonda il più prezioso dei frutti della terra…”, così cita la quarta di copertina. Forse da questa magia deriva la credenza che i Tartufi fossero (o forse sono), il cibo delle streghe. Ma questo non ci stupirebbe più di tanto. Siamo in Piemonte, terra delle Streghe e patria della Magia! Non potrebbe essere diversamente da così.

 

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina.

Slow Food Editore

http://www.slowfoodeditore.it

ISBN 9788884993465

€12,00

 

Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia di Enrico Camanni, Editori Laterza

“Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia” di Enrico Camanni, Editori Laterza

Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia

Il titolo del libro è significativo di quello che l’autore, Enrico Camanni, vuole raccontare attraverso una serie di storie di montagna, che hanno come trait d’union, l’argomento resistenza.

I ribelli di cui ci narra, diventano strumento attraverso il quale si indaga l’argomento montagna, Alpi nello specifico, protagonista assoluta che si staglia come sfondo dei racconti.
Differenti sono le forme di ribellione e di Resistenza .

“Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia”, di Enrico Camanni Editori Laterza

 

Viene narrata ad esempio la vicenda di Fra Dolcino e dei suoi seguaci eretici, perseguitati e condannati. Una resistenza di tipo religioso e politico.

Troviamo le storie di tre donne legate all’argomento resistenza, di cui una, particolarmente interessante, ovvero quella di Mary Varale, che si oppone al sistema, alla gerarchia del CAI, nel momento in cui vede negata la medaglia ad Alvise, che scalò con lei il Cimon del Pala. Come un’eroina femminista ante litteram, scrive una lettera molto dura, all’ora presidente del CAI, Francesco Terribile, in cui manifesta il suo disappunto e con la quale si dimette dai suoi incarichi.

E anche storie di resistenza allo sviluppo, al sistema burocratico, come nella vicenda di Mountain Wilderness.

A metà degli anni ’80 Mountain Wilderness protesta e lotta contro tutti quei mezzi che facilitano l’accesso alla montagna (funivie, motoslitte, autostrade…), banalizzando il senso stesso di naturalezza, che la montagna porta insita in sé.

Il movimento arruola figure di spicco dell’alpinismo come Reinhold Messner ad esempio, che organizza il blocco della telecabina della Vallée Blanche nell’agosto del 1988, come segno di protesta.

Perché nel libro di resistenza si parla e soprattutto di resistenza che la montagna, con tutto il suo sistema culturale, i suoi usi e costumi, ha opposto da sempre alla pressione economica proveniente dalle valli e dalla pianura.

Scelta ovviamente che per certi versi si è dimostrata controproducente. Ed infatti le storie narrate dei ribelli non sempre hanno un lieto fine, anzi…

Ma qui in gioco c’è un sistema di valori di cui la montagna e i suoi abitanti, sono sempre stati fieri, e che hanno strenuamente difeso nel corso dei secoli.
Allora forse non si dovrebbe parlare solo di resistenza, ma anche di Resilienza

Perché nonostante tutto, le scelte controcorrente, che la montagna nella rappresentanza dei suoi abitanti ha fatto, resistendo alla spinta di massificazione del progresso, della globalizzazione, alla fine le hanno dato ragione.

E ne abbiamo la prova nella figura dei “nuovi montanari “, che scelgono di vivere in montagna per abbracciare i valori che essa ha insiti in sé (lentezza, silenzio, vita comunitaria), portando con sé nuovi input, nuovi stimoli. Difendono strenuamente quel territorio, non sempre accogliente, in cui hanno scelto di vivere e non in cui gli è capitato di nascere.

Enrico Camanni, alpinista e giornalista torinese, tesse abilmente la trama di questo libro.
Offre interessanti spunti di riflessione, mai scontati né banali, e lo fa da regista esterno, senza prendere posizione. La conclusione è lasciata nelle mani del lettore, guidato dalle vicende che vengono narrate.

Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia un libro che consiglio non solo a coloro che, come me, amano la montagna. Ma anche a tutti coloro che sentono impellente la necessità di fermarsi a riflettere, almeno un attimo, il tempo di una lettura, sulla direzione che la società sta prendendo e noi con lei; sul senso reale della maggior parte degli avvenimenti che ci circondano ogni giorno.

“Alpi ribelli: Storie di montagna, resistenza e utopia” di Enrico Camanni, Editori Laterza
EAN 9788858125144
€18,00

http://www.laterza.it

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L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO Associazione Italiana Sommelier Piemonte Edizioni del Capricorno

L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta
LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO
Associazione Italiana Sommelier Piemonte
Edizioni del Capricorno

Langhe- Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Edizioni del Capricorno

La guida L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO  offre un’ampia panoramica sul territorio Piemonte. Le sezioni contemplate abbracciano diversi ambiti di interesse e competenza. 

Si parte con un capitolo dedicato a:

1. Il Territorio

In cui troviamo una menzione “ad honorem” per Cesare Pavese, scrittore per eccellenza legato alle Langhe, che hanno fatto da scenario a molti di suoi libri, fra cui “La luna e i falò “ o “Il diavolo delle Colline”.

La storia

Si prosegue quindi con un approfondimento di carattere storico grazie al quale scopriamo che i vini del Piemonte, e nello specifico quelli delle Langhe, sono stati apprezzati fin dai tempi dei Galli, uno dei motivi per i quali decisero di conquistare la zona.
Le prime menzioni relative al vitigno del Nebbiolo risalgono alla metà del 1200; mentre sentiremo parlare del Barolo solo nel 1800 grazie alle produzioni dei marchesi Faletti.

Territorio e suoli

Le Langhe rappresentano una striscia di terra (il significato di Langa è lingua appunto), compresa fra il Monferrato e l’Appennino Ligure che a sud ne delimita il confine.

All’ interno di quest’area troviamo diverse tipologie di coltivazioni. Mentre nella parte più a sud il paesaggio è per lo più caratterizzato da viti e vitigni, a sud la vegetazione è costituita prevalentemente da noccioli, prati e boschi.

La parte delle Langhe dedicata alla coltivazione dell’uva è suddivisibile in Alba e Langa del Barolo; Langa del Barbaresco; Fogliani e Langa Monregalese; Langa del Moscato.

Vitigni

I vitigni più importanti della zona sono:
Il Nebbiolo, che è il più antico vitigno a uva rossa del Piemonte. Il vino prodotto ha un sapore importante e un profumo inconfondibile e persistente.
Il Dolcetto il più tipico della zona delle Langhe. Grazie alla maturazione precoce del frutto, lo si trova anche nelle zone collinari più alte e fredde. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un vitigno a bacca rossa.
Il Barbera si è diffuso più di recente nelle zone della bassa Langa. Nonostante sia apprezzato facilmente dalla maggior parte degli appassionati di vino, non è stato in grado di guadagnare il primato sugli altri vitigni.
Il Pelaverga detto “piccolo” per le dimensioni inferiori che hanno gli acini delle sue uve. Si tratta di un vitigno autoctono che dà un vino caratterizzato da note speziate e floreali.
Il Moscato bianco è un vitigno molto antico che risale probabilmente al tempo dei Greci.

Denominazioni

Nel territorio delle Langhe, limitato per dimensioni, troviamo ben 4 DOCG e una corte di DOC. Un vera e propria eccezionalità territoriale.

Barolo: è considerato il vino rosso italiano per eccellenza. Si produce in provincia di Cuneo e in altri 11 comuni. Secondo il disciplinare deve maturare 3 anni di cui 2 in botte. Per la dicitura riserva, gli anni salgono a 5, di cui 3 in botte.
Il Barolo è stato DOC nel 1966 e DOCG nel 1980.

Barbaresco: prodotto nella zona di Alba, è il primo concorrente del Barolo offrendo comunque caratteristiche differenti.
Il disciplinare prevede che la maturazione sia di 2 anni, di cui 1 solo in botte. Per il riserva gli ani salgono a 5 di cui 3 in botte.

Asti o Moscato d’Asti: DOCG dal 1993, è un vino bianco l’eccellenza, inconfondibile per le sue caratteristiche, per la sua fragranza. È prodotto nella provincia di Cuneo in ben 15 comuni.

Dolcetto di Dogliani Superiore o Dogliani: È il risultato di una serie di studi effettuati da esperti del settore che sono stati in grado di operare un’ottima selezione del miglior Dolcetto del territorio. È prodotto in 7 comuni ella provincia di Cuneo.

Le DOC principali del territorio sono:

Barbera D’Alba (DOC dal 1970)

Dolcetto D’Alba (DOC dal 1974)

Dolcetto di Diana d’Alba (DOC dal 1974)

Dolcetto di Fogliani (DOC dal 1974)

Verduno Pelaverga

Le Grandi Vigne

La necessità di classificare i vigneti, soprattutto nella zona del Barolo, nasce dal naturale confronto con la Borgogna, territorio vicino e affine alle Langhe.
Nonostante tutto, una suddivisione netta, con tanto di sottozone, non sarebbe attuabile poiché i terreni, con le loro differenti composizioni fisiche e chimiche, si mescolano in vari punti.
Alla classificazione verticale e meritocratica della Borgogna, si affianca, qui, una più logica.

Le più importanti grandi vigne delle Langhe sono:

Brunate: la più importante vigna del Barolo;
Cannubi: la più famosa, ma anche discussa, vigna del Barolo, a causa dell’altezza di questa collina che fa riflettere i puristi;
Ginestra: è la vigna migliore del Monforte, che produce vini poderosi che necessitano di lunghe maturazioni;
Rocche di Castiglione: esteso lungo la strada che da Monforte arriva a Castiglione. Produce vini strutturati apprezzati per il profumo;
Rabajà: è il più noto vigneto di Barbaresco;
Asili: vigna di prestigio resa famosa da alcuni produttori che ne hanno valorizzato il prodotto in questi ultimi vent’anni;
Albesani – Santo Stefano: nobile vigneto del comune di Neive, proprietà della famiglia Stupino del Castello di Neive. I vini prodotti si distinguono per complessità olfattiva.

Leggere un’etichetta e Istruzioni per la lettura

In questi due piccole sezioni vengono date indicazioni di carattere anche infografico, sulla modalità di lettura dell’etichetta di un vino. Modalità che ci permette di comprendere la natura di ciò che andremo a bere e dell’azienda che la produce.

2. I Produttori

In questo capitolo troviamo una selezione dei migliori produttori realizzata dalla redazione dell’associazione Italiana Sommelier del Piemonte, suddivisa in

  •  I miti, ovvero i produttori che hanno fatto la storia del territorio fra cui: Ceretto (Neive); Quinto Chionetti (Dogliani); Domenico Clerico (Monforte d’Alba); Conterno (Monforte d’Alba); Gaja (Barbaresco); Bruno Giacosa (Neive); Poderi Aldo Conterno (Monforte d’Alba); Roberto Voerzio (La Morra). 
  • Per le grandi occasioni: Azelia (Castiglione Falletto); Barale (Barolo); Boglietti (La Morra); Brovia (Castiglione Falletto); Castello di Neive (Neive); Contegno Fantino (Monforte d’Alba); La Spinetta (Castagnole Lanze); Marchesi di Grésy (Barbaresco); Mascardello Giuseppe e Figlio (Monchiero); Oddero (La Morra); Pecchenino (Dogliani); Pelissero (Treiso); Rinaldi (Barolo); Albino Rocca (Barbaresco); Bruno Rocca (Barbaresco); Roddolo (Monforte D’Alba); Sandrone (Barolo); Scavino (Castiglione Falletto); Sottimano (Neive); Vajra (Barolo); Vietti (Castiglione Falletto)

 

  • Gli affidabili: Anna Maria Abbina (Farigliano); Marziano Abbina (Dogliani); Alessandria (Verduno); Gianfranco Alessandria (Monforte D’Alba); Borgogno (Barolo); Brezza (Barolo); Piero Busso (Neive); Burlotto (Verduno); Ca’ del Baio (Treiso); Castello di Verduno (Verduno); Cavallotti – Bricco Boschis (Castiglione Falletto); Fratelli Cigliuti (Neive); Elvio Cogno (Novello); Paolo Contegno (Monforte D’Alba); Codero di Montezemolo (La Morra); Renato Corino (La Morra); Giuseppe Cortese (Barbaresco); Damilano (Barolo); Fontanabianca (Neive); Fontanafredda (Serralunga D’Alba); Ettore Germano (Serralunga D’Alba); Elio Grasso (Monforte D’Alba); Giacomo Grimaldi (Barolo); Giovanni Manzone (Monforte d’Alba); Marcarini (La Morra); Marchesi di Barolo (Barolo); Bartolo Mascardello (Barolo); Massolino – Vigna Rionda (Serralunga D’Alba); Moccagatta (Barbaresco); Oberto (La Morra); Parusso (Monforte); Pio Cesare (Alba); Pira & Figli (Barolo); Pira Luigi (Serralunga D’Alba); Poderi Einaudi (Dogliani); Principiando (Monforte D’Alba); Produttori del Barbaresco (Barbaresco); Prunotto (Alba); Renato Ratti (La Morra); Rocche dei Manzoni (Monforte D’Alba); Veglio (La Morra).

 

  • Gli EmergentiBoroli (Madonna di Como); Cantina del Pino (Barbaresco); Josetta Saffirio (Monforte D’Alba); Sobrino (Diano D’Alba).

 

3. A Tavola

In questo capitolo Fabio Gallo, sommelier e presidente della AIS Piemonte, fornisce delle indicazioni su quale sia la modalità migliore per gustare i vini delle Langhe.
Troviamo quindi delle ricette di piatti tipici preparati da chef della zona, con tanto di abbinamento di vino consigliato.

4. In Cantina

In quest’ultimo capitolo vengono date indicazioni su quale sia la modalità migliore per creare una cantina.
I fattori da tenere in considerazione nella scelta sono: le dimensioni della cantina, il budget ma soprattutto il tempo.
Troviamo infine un’indicazione relativa ai prezzi delle bottiglie a seconda delle etichette e degli anni di invecchiamento.

 

Un libro che ha indubbiamente un taglio di tipo tecnico, ma che per la concisione delle spiegazioni, risulta di facile fruizione per tutti coloro che desiderano approcciare al mondo del vino e al territorio delle Langhe.

 

L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO

Associazione Italiana Sommelier Piemonte

Edizioni del Capricorno

EAN 9788877071149

€6,90

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