La Comédie Humaine di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La Comédie Humaine”

di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni, Corraini Edizioni

È un libro illustrato, frutto di un lavoro lungo 3 anni.
Giosetta Fioroni, figlia di artisti (il padre scultore, la madre pittrice) nasce, cresce e si forma a Roma, presso l’Accademia delle Belle Arti.
Segue i corsi del maestro Toti Scialoja e da allora il suo percorso la porta ad essere una degli esponenti di maggior spicco della scena artistica italiana.
Giosetta Fioroni per questa sua raccolta di disegni si è fatta ispirare da “La comédie humaine” di Honoré de Balzac da cui ha deliberatamente preso il titolo.

Il campione umano rappresentato è frutto della sua personale osservazione ed esperienza, fatta per le vie della città di Roma.
Come Honoré de Balzac che nella sua comédie humaine aveva l’ambizione, la volontà di descrivere la società che lo circondava, analizzandola sotto diversi punti di vista, allo stesso modo Giosetta Fioroni fa con i suoi disegni.
Le illustrazioni hanno carattere caricaturale e sono realizzate con la penna stilografica e l’inchiostro di china nero.

Il risultato è chiaramente e volutamente grottesco.

Ad accompagnare le illustrazioni poche righe descrittive che sembrano quasi vergate a mano. Anche queste sono dirette, senza filtro, alle volte taglienti.

Troviamo ad esempio il “vecchio gibboso e deforme a piazza Cairoli”; la ” Ultraobesa con piedini e manine”; la “turista (occhistorti) discinta con nero”.

L’intento di Giosetta è proprio quello di descrivere la varietà umana in modo onesto, senza preconcetti, quasi infantile.
E ci riesce perfettamente perché la varietà umana rappresentata è familiare ciascuno di noi.

Un libro che colpisce, che non passa inosservato.

“La comédie humaine” di Giosetta Fioroni

Corraini Edizioni

ISBN: 9788875707033

http://www.corraini.com/it/

 

 

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock, Mondadori Electa

“Gli accessori del XX secolo” di John Peacock, Mondadori

L’importanza degli accessori è innegabile.

Gli addetti del settore moda (ma non solo), ne sono consapevoli.
Un abito opportunamente corredato dagli accessori acquisisce carattere.

Orecchini, foulard, sciarpe, guanti, borse, cravatte… Tutti elementi che contribuiscono a dare un tocco in più alla visione di insieme.

E John Peacock, affermato disegnatore e costumista, in questo suo libro ne sottolinea l’importanza.

Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume

Il libro, diviso in 7 capitoli (periodi) a loro volta segmentati in 13 sezioni tematiche, è il risultato di una ricerca approfondita e dettagliata degli oggetti della moda.

Alcuni accessori hanno avuto un successo maggiore, ed infatti li ritroviamo in più capitoli  all’interno del libro, nel corso dei decenni.  Altri molto meno ed andando in disuso, ci hanno lasciato solo il ricordo.

Gli accessori femminili sono oggettivamente più numerosi rispetto quelli maschili, dei quali troviamo ovviamente meno esempi.

Ogni capitolo, corredato da splendidi disegni, si apre con una visione d’insieme, alla quale segue un’analisi attenta e dettagliata degli accessori, con tanto di legende e spiegazioni.

 

Non poteva mancare la menzione a stilisti importanti, artisti della moda che hanno introdotto un particolare accessorio nella storia. Possiamo citare Salvatore Ferragamo, che ha introdotto le zeppe nelle scarpe, o Coco Chanel per la sua famosa borsa con catenella dorata.

A questi, ma in realtà a tutti coloro che hanno contribuito allo sviluppo del design della moda del ‘900, è dedicata la parte conclusiva del libro.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume”

Il libro è oggettivamente un “bel libro” soprattutto per le tavole di disegni realizzate da Peacock.
L’approccio visivo, sicuramente utile alla comprensione, contribuisce a stimolare la curiosità nel lettore.
I colori tenui con cui sono realizzate, ricordano i dipinti ad acquerello. Anche la scelta del formato (cm28x20), è azzeccato poiché consente una facile visione dei dettagli.

Per “Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del Costume” Peacock ha utilizzato varie fonti: riviste, periodici, brichures, fotografie, provenienti da Inghilterra, America, Francia ed Italia, fornendo così una panoramica dettagliata ed ampia sull’argomento.

Un libro che consiglio perché, oltre al fattore curiosità, è innegabile l’importanza che la Moda ha e ha avuto, nello sviluppo del costume e delle società.

Alle volte come frutto, risultato di un cambiamento. Altre volte è stata essa stessa con i suoi accessori, a farsi promotrice di una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero.

“Gli accessori del XX secolo. Storia illustrata del costume” di John Peacock
Edizioni Mondadori

ISBN 97888804492450

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Futurismo, Caroline Tisdall, Angelo Bozzola, Rizzoli Skira

Futurismo, di Caroline Tisdall, Angelo Bozzola, Edizioni Rizzoli Skira

 

Il Futurismo fu la prima avanguardia europea e nacque proprio in territorio italiano.

Non deve essere considerato semplicemente un movimento artistico che si sussegue ad uno e ne precede un altro. Il Futurismo fu un vero e proprio movimento culturale che abbraccio e invase a più livelli la vita all’inizio del XX secolo.

Il monito alla base di coloro che sostenevano questa avanguardia era la necessità di “rompere” con il passato, di cavalcare l’onda veloce della modernità, che si presentava loro sotto molteplici aspetti.

Questi erano i cambiamenti conseguenti alla guerra, alle trasformazioni politiche e sociali, allo sviluppo tecnologico. La modernità, la nascita dei mezzi di comunicazione di massa (radio, telegrafo senza fili, cinema), portavano come effetto un avvicinamento delle culture dei vari continenti, e un’accelerazione dei tempi che difficilmente avrebbe potuto essere arrestata.

Leader di questo movimento fu Filippo Tommaso Marinetti, che il 20 Febbraio 1909 sul giornale francese “Le Figaro”, ne pubblicò il manifesto.

“Fondazione e Manifesto del Futurismo” F.T. Marinetti 1909

La chiave di interpretazione dell’avanguardia futurista, è la volontà di raggiungere un pubblico il più vasto possibile, interpretando con una nuova enfasi le arti tradizionali, ma anche inventandosi un nuovo linguaggio, più conforme alle necessità dei tempi moderni.

Spesso i risultati furono di netta rottura con quanto lo aveva preceduto. Ciò cui puntava il Futurismo era suscitare reazioni immediate, in modo provocatorio, ridicolizzando e sminuendo la figura dell’intellettuale tradizionale.

Filippo Tommaso Marinetti

Marinetti fu un vero e proprio agitatore delle masse. Considerato la “caffeina d’Europa” ebbe due intuizioni geniali.

La prima riguardava il pubblico, non più soggetto passivo della cultura, ma direttamente coinvolto e attivo nella risposta.

La seconda riguarda ciò che si vuol dire che è altrettanto importate come il modo. Precedendo di quasi cinquant’anni la teoria di Marshall MacLuhan “il medium è il messaggio”, Marinetti fu innovatore anche in questo.

Per questo le molteplici testimonianze del Futurismo dovrebbero essere lette nel contestò più ampio che le ha generate, ed interpretate a seconda del modo e del mezzo.

Il Futurismo: espressioni artistiche

Il Futurismo vide la sua espressione nella Pittura (Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Pelizza da Volpedo, Giovanni Segantini); nella scultura (Umberto Boccioni); nel mosaico (Enrico Prampolini); in architettura (Antonio Sant’Elia). Trovò abili esponenti anche nella ceramica (Filippo Tommaso Marinetti, Tullio D’Albissola); nella musica (Francesco Balilla Pratella, Luigi Russolo); nella letteratura e in poesia (Aldo Palazzeschi, Salvatore Quasimodo, Paolo Buzzi).

Ed infine a teatro, nel cinema e persino in gastronomia (“Manifesto della cucina futurista”, 1931 Marinetti).

“Manifesto della cucina futurista”

Una menzione di riguardo va fatta per la rivista fiorentina “Lacerba”, atto di liberazione, ad opera di Giovanni Papini ed Ardengo Soffici, pubblicata nel 1913.

Il titolo fu preso dal poema trecentesco di Cecco D’Ascoli che venne condannato a morte nel 1327, in seguito ad una condanna per eresia. Già dal primo numero Papini e Soffici, rivendicano nel loro programma, la piena libertà e autonomia dell’arte e un rilancio della letteratura frammentaria.

L’Acerba divenne ben presto un utile strumento di diffusione delle idee futuriste. In seguito mutò il suo taglio divenendo un periodico di carattere politico negli anni precedenti la guerra.

” Il Futurismo” di Caroline Tinsdall e Angelo Bozzola edito da Rizzoli, è una piccola, sintetica ma significativa monografia sul movimento innovatore per antonomasia. Mette ben in luce come il Futurismo fu portatore di una carica di fermento che portò alla ribalta della cultura europea, l’Italia.

“Futurismo”, di Caroline Tisdall e Angelo Bozzola, edizioni Rizzoli Skira

ISBN 9788874230815

€18,00

 

 

 

 

 

Tenco a tempo di Tango di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Tenco a Tempo di Tango di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Quest’anno cade il 51°anniversario della scomparsa di Luigi Tenco.

È considerato da molti il poeta in grado di metter in nota la profondità del suo animo. Il cadavere del cantante fu rinvenuto nella sua stanza d’albergo a Sanremo, nel 1967, la sera stessa in cui  fu eliminato dal festival canoro.

La morte fu avvolta da un alone di mistero per anni.

Un colpo di pistola alla tempia. La sua di pistola, acquistata pochi anni prima. E un biglietto da lui scritto, in cui manifestava l’amarezza nel non sentirsi compreso dal pubblico italiano. Reazione legata probabilmente all’eliminazione della sua canzone, “Ciao amore, ciao”, presentata in coppia con Dalida, al Festival di Sanremo quell’anno.

https://m.youtube.com/watch?v=bcv17Lov62YY

E il mistero della sua morte (Suicidio? Omicidio?) sorge in seguito alla volontà, espressa telefonicamente quella stessa sera da Tenco alla fidanzata, di voler denunciare “fatti che vanno ben al di là della manifestazione”.

Un elenco contenente nomi e cognomi che avrebbe fatto luce su una presunta gestione non consona di uno dei festival canori più famosi nel mondo, quello di Sanremo appunto.

Una scena del “crimine” un po’ confusa. Il corpo spostato e in seguito riposizionato in fase di indagine. L’appartenenza del commissario capo di Sanremo, Arrigo Molinari, che si occupò dell’indagine, alla loggia P2.

Tutti elementi che hanno alimentato il mistero e reso ancora più grande il mito di Luigi Tenco.

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri

Ha la volontà di investigare quello che è l’aspetto più importante in un giallo. Quello del cuore. Del malessere umano. La leva che ha indotto Tenco a suicidarsi il 27 Gennaio del 1967,così come le indagini e la riesumazione del corpo nel 2006, anno decretato, chiudendo definitivamente il caso.

“Tenco a tempo di Tango” è un viaggio a ritroso, nel tempo e nello spazio, alla ricerca di un mistero, vero e presunto,  legato alla presenza di Tenco in Argentina nel dicembre del 1965.

Il vicebrigadiere Faina, ispettore della polizia di Sanremo, è chiamato ad investigare, a far chiarezza. Si imbatte in un locale il “Viejo Almacén” dove vengono suonati i testi di Tenco a ritmo di tango. E in una donna, Angela, cantante e barista (all’occorrenza) del locale, che con Tenco ha avuto a che fare. Angela cerca di condurre il “questurino” alla risoluzione del caso e a risolvere il mistero, tutto contenuto nei testi del cantante. Ma il vicebrigadiere Faina pare non capire, non comprendere. Fino alla fine. Quando il colpo di scena finale rivela al lettore che la realtà è tutt’altra cosa.

La scrittura di Carlo Lucarelli (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Carlo_LucarelliLucarelli) è sempre magistrale. La riuscita è garantita dalla sua capacità di descrizione. Le atmosfere malinconiche; la luce soffusa; il ritmo appassionato del tango, prendono vita sotto l’occhio del lettore.

Uno spettacolo teatrale di Giorgio Uguzzoli, con la regia di Gigi Dall’Aglio (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Gigi_Dall%27Aglio)

le musiche di Alessandro Nidi (http://www.magazzini-sonori.it/esplora/alessandro_nidi/alessandro_nidi.aspx)

interpretato da Mascia Foschi e Adolfo Margiotta (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mascia_FoschiFoschi)(https://it.m.wikipedia.org/wiki/Adolfo_MariMargiotta)

http://www.carlolucarelli.it/it/?id=opere&categoria=Teatro&opera=Tenco_a_tempo_di_tango

“Tenco a tempo di Tango” di Carlo Lucarelli, Fandango Libri (libro + CD)

ISBN 9788860440785

€ 18,00

https://www.fandangoeditore.it

 

 

 

Edward Weston, Edizioni Taschen

“Edward Weston” Edizioni Taschen

Edward Weston, Edizioni Taschen

Quando l’amico Nino Romeo (https://www.facebook.com/nino.romeo.92)

buon libraio ed esperto fotografo, mi ha consigliato il libro Edward Weston edito da Taschen, ha inconsapevolmente innescato in me un nuovo meccanismo, una nuova rivoluzione.

L’opera di Weston (1886-1958), è oggettivamente ragguardevole: ha operato una spaccatura all’interno della corrente che, nel periodo del suo operato, influiva maggiormente in fotografia: il pittorialismo.

Il pittorialismo tende a rappresentare la natura come un esempio di purezza e verità, contrapposta ad una società dalla quale gli artisti esponenti prendono le distanze.

Ed è questo il punto da cui parte Weston che per le sue fotografie predilige l’effetto flou,  ovvero lo sfocato artistico, quasi a rendere la realtà circostante come se fosse immersa in un’atmosfera onirica e romantica.

Ma ben presto Weston opera una revisione del suo lavoro ed inizia a dare un senso più reale e concreto a ciò che fotografa.

Questo è il risultato delle amicizie strette con alcuni esponenti del Rinascimento Messicano e dell’influsso delle avanguardie europee.

Modernismo, ma soprattutto cubismo inflienzano il modo in cui attraverso la fotografia Weston rappresenta al realtà, in modo semplice, nitido e a fuoco.

È il periodo in cui fonda insieme con altri, il gruppo f/24, chiamato così per l’apertura minima di diaframma degli obbiettivi impiegati, di modo da conferire una maggior profondità di campo.

La fotografia doveva cogliere l’essenza atemporale del soggetto come forma pura, perfetta, contrapposta allo sfondo. E si tramuta così in simbolo, in metafora visiva.

Edward Weston

ben presto sviluppa una sua particolare visione fotografica. Si definiva fotografo diretto, alla ricerca della quintessenza delle cose.

E gli americani amarono molto Weston e il suo operato, così lontano dallo stereotipo della fotografia intesa come arte. Il suo occhio vede un’America obbiettiva, fatta di luoghi desolati, pianure fangose e fattorie desolate.

Una messa in scena non rassicurante ma diretta e onesta.

Nella monografia in tre lingue, edita da Taschen troviamo un excursus di quelle che sono le opere più rappresentative del fotografo: nudi, studi sulla natura e prospettive sul paesaggio californiano. Giochi dl luce e ombre, di linee, di bianco, nero e di tutte le tonalità di grigio.

Edward Weston, Peperoni

Interessanti, a mio avviso e da profana, le fotografie realizzate da Weston ai peperoni, che tutto sembrano fuorché dei semplici ortaggi.

Bella la realizzazione delle forme, delle linee morbide e il gioco di chiaroscuri, che fa sembrare i peperoni come coperti di metallo liquido.

Edward Weston, Nudi

Nelle fotografie realizzate ad alcuni nudi è eccezionale il modo in cui i corpi non sembrano più essere tali, ma solo linee geometriche che si distaccano dallo sfondo scuro.

“Il fotografo deve visualizzare la foto dentro di sé prima ancora di scartarla” (Edward Weston)

 

“Edward Weston”

Edizioni Taschen

ISBN 9783836564519

€19,99

https://www.taschen.com

 

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina, Slow Food Editore

“Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina”

Slow Food Editore

Testi a cura di Grazia Novellini

Autunno: una delle prime immagini che viene in mente è quella di boschi e alberi che lentamente cambiano veste, mutando il colore del fogliame. E pensando ai boschi in autunno, non si può che non pensare ai suoi prelibati frutti: castagne, funghi e tartufo.

“Alla scoperta del tartufo. Nella storia, nel territorio, in cucina”, Slow Food Editore

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina, edito da Slow Food Editore, ha la peculiarità di essere un libro che, con un numero ragionevole di pagine, riesce ad essere esaustivo sull’argomento trattato: il tartufo.

Non è semplicemente una guida, né un ricettario. Parte da un inquadramento storico del prodotto Tartufo e arriva alle ricette suddivise in classiche e innovative, di alcuni chef locali (Enrico Crippa, Ugo Alciati, Maurilio Garola, Elide Mollo, Davide Pallida), passando attraverso l’aneddoto e la curiosità.

Sfogliando il libro scopriamo che il tartufo è un fungo speciale che cresce sottoterra (ipogeo), vivendo in simbiosi con alcune specie di alberi e di piante arboree, fra le quali troviamo per esempio il Rovere, il Pioppo Bianco, il Nocciolo etc…

Terrae Tuber

Il nome scientifico è Terrae Tuber e ne esistono diverse tipologie.

Sicuramente le più pregiate sono il Tartufo Bianco d’Alba (Tuber Magantum Pico) e il tartufo Nero di Norcia (Tuber Melaspondrium).

Nel secondo capitolo si scende nel dettaglio in merito alla ricerca e a chi se ne occupa.
Gli uomini che si dedicano a questa attività hanno o un’età superiore ai 60 o inferiore ai 30 e vengono detti “ Trifolao”.

Ciò che caratterizza un trifolao è la manualità e la delicatezza. Un buon raccoglitore deve avere la perizia di un archeologo per non compromettere le spore del tartufo e preservarne l’integrità.
La ricerca del tartufo è un mezzo per arrotondare le entrate e assai di rado è praticata come unica attività che garantisce fonte di reddito.
Le zone di raccolta sono presenti più o meno su tutto il territorio nazionale. Il Piemonte è una delle regione più fruttifere.

Il “taboj” ovvero cane da tartufo

Pochi gli strumenti da utilizzare: un bastone curvo, un giubbetto multitasche, scarpe da trekking… Imprescindibile la presenza di un fido accompagnatore, il cane, un pointer, un bracco, ma anche un meticcio di taglia media che vengono chiamati in dialetto “taboj” e appositamente addestrati per la ricerca.

In Italia esistono diverse fiere specializzate e dedicate ai tartufi

Già dal medioevo le esposizioni e le vendite dei tartufi (effettuate nei giorni festivi, “feriae” in latino), rappresentavano un importante aiuto per l’economia locale.

Dicasi lo stesso per i tempi moderni.

Tra le più importanti e prestigiose ne troviamo due dedicate al Tartufo Bianco: la Fiera di Acqualagna (PU) e quella internazionale di Alba ( CN).
La manifestazione che si tiene ad Alba è la manifestazione enogastronomica più conosciuta d’Italia. Nel 2007 riceve il riconoscimento che le conferisce il carattere di fiera internazionale.

Parlando del Tartufo Bianco d’Alba non si può non ricordare l’albergatore Giacomo Morra, figura che promosse la diffusione e la conoscenza del prodotto tipico delle Langhe, in tutta Italia e oltre i confini nazionali.

Il tartufo è infatti attualmente uno dei prodotti italiani più conosciuti ed apprezzati nel mondo, che, per tale ragione deve essere raccolto, riconosciuto e certificato seguendo degli standard di modo da garantirne la qualità e quindi la tutela del consumatore.

A presiedere, controllare e organizzare tutto nel 1996 nasce il

Centro Nazionale Studi Tartufo

che crea la Certificazione di Qualità del Tartufo Bianco d’Alba, garantendone la qualità di fronte agli occhi di tutto il mondo.

Come dicevamo esistono una serie di regole che ne organizzano la raccolta, la coltivazione e il commercio.
È vietata ad esempio la lavorazione del terreno con mezzi meccanici provvisti di aratro o scavatore; la vendita del prodotto fresco nei periodi in cui non ne è consentita la raccolta. Il prodotto conservato va venduto in recipienti chiusi ermeticamente con etichetta che indica nome, indirizzo dell’azienda, peso e nome latino.
Il mercato che ruota intorno alla produzione, vendita e consumo del tartufo non ha un aspetto chiaro, definito, marcato. Ciò in gran parte dipende dal fatto che abbiamo a che fare con un prodotto delicato, il cui equilibrio dipende da una serie di fattori, che mutano rapidamente e che ne influenzano la produzione e quindi anche il resto.

Regole per l’acquisto

Per tale ragione all’acquirente viene consigliato di seguire poche semplici regole per non cadere nella rete di trifoi truffaldini.
Prima fra tutte rispettare la stagionalità. Il periodo in cui si può acquistare il tartufo è in autunno, momento della raccolta. Abbiamo a che fare con un prodotto che deperisce molto rapidamente e non esistono metodi di conservazione che ne mantengano inalterate le sue caratteristiche per più di 10 giorni. Diffidare di tartufi veduti in altri periodi dell’anno (così come di buona parte di prodotti aromatizzati),

Salvo casi eccezionali come Acqualagna di cui abbiamo in precedenza letto…

È consigliabile acquistare tartufi nelle apposite fiere specializzate, di modo da avere la possibilità di confrontare prodotti (certificati) e prezzi dei vari venditori.
Una volta acquistato il tartufo può essere pulito, avvolto in un panno, chiuso dentro un contenitore di vetro e riposto in frigorifero. A differenza di quello bianco, il tartufo nero può anche essere lavato prima di essere riposto al fresco. Ovviamente va asciugato molto bene.
Le differenze fra le due tipologie di Tuber sono riscontrabili anche nell’utilizzo in cucina.
Mentre il tartufo bianco si utilizza sempre a crudo, tagliato a lamelle sottili (e non grattugiato!) in fase di impiattamento, quello nero invece può essere anche inserito nelle pietanze in fase di preparazione.

Il tartufo è attualmente uno di quei prodotti che simboleggia il Made in Italy nel mondo e la sua tradizione culinaria

Probabilmente è anche per questa ragione che, nelle Langhe, zona di forte produzione, il flusso di turisti non ha mai subito un calo. Anzi. Si è avuto un incremento e un aumento relativo al periodo medio di permanenza. Sicuramente la buona tavola e il buon vino sono due fattori da non sottovalutare. Ma bisogna riconoscere il giusto merito anche alle strutture ricettive (alberghi, b&b etc…), che hanno il plauso di fornire un ottimo servizio in cui il rapporto qualità-prezzo risulta essere assolutamente bilanciato.

 Quattro Itinerari con Alba come centro

Quattro sono gli itinerari che si possono percorrere, tutti con Alba come punto intermedio: Alba-Barbaresco-Alba; Alba-Monchiero-Alba; Alba-Murazzano-Alba; Alba-Montà-Alba.

Indipendentemente dalla scelta, si consiglia un turismo di tipo slow, che consente di apprezzare oltre alla buona tavola, anche i bellissimi paesaggi che gli itinerari offrono.

“Un alone di mistero circonda il più prezioso dei frutti della terra…”, così cita la quarta di copertina. Forse da questa magia deriva la credenza che i Tartufi fossero (o forse sono), il cibo delle streghe. Ma questo non ci stupirebbe più di tanto. Siamo in Piemonte, terra delle Streghe e patria della Magia! Non potrebbe essere diversamente da così.

 

Alla scoperta del tartufo. Nella storia, sul territorio in cucina.

Slow Food Editore

http://www.slowfoodeditore.it

ISBN 9788884993465

€12,00

 

L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO Associazione Italiana Sommelier Piemonte Edizioni del Capricorno

L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta
LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO
Associazione Italiana Sommelier Piemonte
Edizioni del Capricorno

Langhe- Barolo, Barbaresco, Dolcetto, Edizioni del Capricorno

La guida L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO  offre un’ampia panoramica sul territorio Piemonte. Le sezioni contemplate abbracciano diversi ambiti di interesse e competenza. 

Si parte con un capitolo dedicato a:

1. Il Territorio

In cui troviamo una menzione “ad honorem” per Cesare Pavese, scrittore per eccellenza legato alle Langhe, che hanno fatto da scenario a molti di suoi libri, fra cui “La luna e i falò “ o “Il diavolo delle Colline”.

La storia

Si prosegue quindi con un approfondimento di carattere storico grazie al quale scopriamo che i vini del Piemonte, e nello specifico quelli delle Langhe, sono stati apprezzati fin dai tempi dei Galli, uno dei motivi per i quali decisero di conquistare la zona.
Le prime menzioni relative al vitigno del Nebbiolo risalgono alla metà del 1200; mentre sentiremo parlare del Barolo solo nel 1800 grazie alle produzioni dei marchesi Faletti.

Territorio e suoli

Le Langhe rappresentano una striscia di terra (il significato di Langa è lingua appunto), compresa fra il Monferrato e l’Appennino Ligure che a sud ne delimita il confine.

All’ interno di quest’area troviamo diverse tipologie di coltivazioni. Mentre nella parte più a sud il paesaggio è per lo più caratterizzato da viti e vitigni, a sud la vegetazione è costituita prevalentemente da noccioli, prati e boschi.

La parte delle Langhe dedicata alla coltivazione dell’uva è suddivisibile in Alba e Langa del Barolo; Langa del Barbaresco; Fogliani e Langa Monregalese; Langa del Moscato.

Vitigni

I vitigni più importanti della zona sono:
Il Nebbiolo, che è il più antico vitigno a uva rossa del Piemonte. Il vino prodotto ha un sapore importante e un profumo inconfondibile e persistente.
Il Dolcetto il più tipico della zona delle Langhe. Grazie alla maturazione precoce del frutto, lo si trova anche nelle zone collinari più alte e fredde. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un vitigno a bacca rossa.
Il Barbera si è diffuso più di recente nelle zone della bassa Langa. Nonostante sia apprezzato facilmente dalla maggior parte degli appassionati di vino, non è stato in grado di guadagnare il primato sugli altri vitigni.
Il Pelaverga detto “piccolo” per le dimensioni inferiori che hanno gli acini delle sue uve. Si tratta di un vitigno autoctono che dà un vino caratterizzato da note speziate e floreali.
Il Moscato bianco è un vitigno molto antico che risale probabilmente al tempo dei Greci.

Denominazioni

Nel territorio delle Langhe, limitato per dimensioni, troviamo ben 4 DOCG e una corte di DOC. Un vera e propria eccezionalità territoriale.

Barolo: è considerato il vino rosso italiano per eccellenza. Si produce in provincia di Cuneo e in altri 11 comuni. Secondo il disciplinare deve maturare 3 anni di cui 2 in botte. Per la dicitura riserva, gli anni salgono a 5, di cui 3 in botte.
Il Barolo è stato DOC nel 1966 e DOCG nel 1980.

Barbaresco: prodotto nella zona di Alba, è il primo concorrente del Barolo offrendo comunque caratteristiche differenti.
Il disciplinare prevede che la maturazione sia di 2 anni, di cui 1 solo in botte. Per il riserva gli ani salgono a 5 di cui 3 in botte.

Asti o Moscato d’Asti: DOCG dal 1993, è un vino bianco l’eccellenza, inconfondibile per le sue caratteristiche, per la sua fragranza. È prodotto nella provincia di Cuneo in ben 15 comuni.

Dolcetto di Dogliani Superiore o Dogliani: È il risultato di una serie di studi effettuati da esperti del settore che sono stati in grado di operare un’ottima selezione del miglior Dolcetto del territorio. È prodotto in 7 comuni ella provincia di Cuneo.

Le DOC principali del territorio sono:

Barbera D’Alba (DOC dal 1970)

Dolcetto D’Alba (DOC dal 1974)

Dolcetto di Diana d’Alba (DOC dal 1974)

Dolcetto di Fogliani (DOC dal 1974)

Verduno Pelaverga

Le Grandi Vigne

La necessità di classificare i vigneti, soprattutto nella zona del Barolo, nasce dal naturale confronto con la Borgogna, territorio vicino e affine alle Langhe.
Nonostante tutto, una suddivisione netta, con tanto di sottozone, non sarebbe attuabile poiché i terreni, con le loro differenti composizioni fisiche e chimiche, si mescolano in vari punti.
Alla classificazione verticale e meritocratica della Borgogna, si affianca, qui, una più logica.

Le più importanti grandi vigne delle Langhe sono:

Brunate: la più importante vigna del Barolo;
Cannubi: la più famosa, ma anche discussa, vigna del Barolo, a causa dell’altezza di questa collina che fa riflettere i puristi;
Ginestra: è la vigna migliore del Monforte, che produce vini poderosi che necessitano di lunghe maturazioni;
Rocche di Castiglione: esteso lungo la strada che da Monforte arriva a Castiglione. Produce vini strutturati apprezzati per il profumo;
Rabajà: è il più noto vigneto di Barbaresco;
Asili: vigna di prestigio resa famosa da alcuni produttori che ne hanno valorizzato il prodotto in questi ultimi vent’anni;
Albesani – Santo Stefano: nobile vigneto del comune di Neive, proprietà della famiglia Stupino del Castello di Neive. I vini prodotti si distinguono per complessità olfattiva.

Leggere un’etichetta e Istruzioni per la lettura

In questi due piccole sezioni vengono date indicazioni di carattere anche infografico, sulla modalità di lettura dell’etichetta di un vino. Modalità che ci permette di comprendere la natura di ciò che andremo a bere e dell’azienda che la produce.

2. I Produttori

In questo capitolo troviamo una selezione dei migliori produttori realizzata dalla redazione dell’associazione Italiana Sommelier del Piemonte, suddivisa in

  •  I miti, ovvero i produttori che hanno fatto la storia del territorio fra cui: Ceretto (Neive); Quinto Chionetti (Dogliani); Domenico Clerico (Monforte d’Alba); Conterno (Monforte d’Alba); Gaja (Barbaresco); Bruno Giacosa (Neive); Poderi Aldo Conterno (Monforte d’Alba); Roberto Voerzio (La Morra). 
  • Per le grandi occasioni: Azelia (Castiglione Falletto); Barale (Barolo); Boglietti (La Morra); Brovia (Castiglione Falletto); Castello di Neive (Neive); Contegno Fantino (Monforte d’Alba); La Spinetta (Castagnole Lanze); Marchesi di Grésy (Barbaresco); Mascardello Giuseppe e Figlio (Monchiero); Oddero (La Morra); Pecchenino (Dogliani); Pelissero (Treiso); Rinaldi (Barolo); Albino Rocca (Barbaresco); Bruno Rocca (Barbaresco); Roddolo (Monforte D’Alba); Sandrone (Barolo); Scavino (Castiglione Falletto); Sottimano (Neive); Vajra (Barolo); Vietti (Castiglione Falletto)

 

  • Gli affidabili: Anna Maria Abbina (Farigliano); Marziano Abbina (Dogliani); Alessandria (Verduno); Gianfranco Alessandria (Monforte D’Alba); Borgogno (Barolo); Brezza (Barolo); Piero Busso (Neive); Burlotto (Verduno); Ca’ del Baio (Treiso); Castello di Verduno (Verduno); Cavallotti – Bricco Boschis (Castiglione Falletto); Fratelli Cigliuti (Neive); Elvio Cogno (Novello); Paolo Contegno (Monforte D’Alba); Codero di Montezemolo (La Morra); Renato Corino (La Morra); Giuseppe Cortese (Barbaresco); Damilano (Barolo); Fontanabianca (Neive); Fontanafredda (Serralunga D’Alba); Ettore Germano (Serralunga D’Alba); Elio Grasso (Monforte D’Alba); Giacomo Grimaldi (Barolo); Giovanni Manzone (Monforte d’Alba); Marcarini (La Morra); Marchesi di Barolo (Barolo); Bartolo Mascardello (Barolo); Massolino – Vigna Rionda (Serralunga D’Alba); Moccagatta (Barbaresco); Oberto (La Morra); Parusso (Monforte); Pio Cesare (Alba); Pira & Figli (Barolo); Pira Luigi (Serralunga D’Alba); Poderi Einaudi (Dogliani); Principiando (Monforte D’Alba); Produttori del Barbaresco (Barbaresco); Prunotto (Alba); Renato Ratti (La Morra); Rocche dei Manzoni (Monforte D’Alba); Veglio (La Morra).

 

  • Gli EmergentiBoroli (Madonna di Como); Cantina del Pino (Barbaresco); Josetta Saffirio (Monforte D’Alba); Sobrino (Diano D’Alba).

 

3. A Tavola

In questo capitolo Fabio Gallo, sommelier e presidente della AIS Piemonte, fornisce delle indicazioni su quale sia la modalità migliore per gustare i vini delle Langhe.
Troviamo quindi delle ricette di piatti tipici preparati da chef della zona, con tanto di abbinamento di vino consigliato.

4. In Cantina

In quest’ultimo capitolo vengono date indicazioni su quale sia la modalità migliore per creare una cantina.
I fattori da tenere in considerazione nella scelta sono: le dimensioni della cantina, il budget ma soprattutto il tempo.
Troviamo infine un’indicazione relativa ai prezzi delle bottiglie a seconda delle etichette e degli anni di invecchiamento.

 

Un libro che ha indubbiamente un taglio di tipo tecnico, ma che per la concisione delle spiegazioni, risulta di facile fruizione per tutti coloro che desiderano approcciare al mondo del vino e al territorio delle Langhe.

 

L’Atlante dei vini del Piemonte e della Valle D’Aosta LANGHE – BAROLO, BARBARESCO, DOLCETTO

Associazione Italiana Sommelier Piemonte

Edizioni del Capricorno

EAN 9788877071149

€6,90

https://shop.langhe.net/https://shop.langhe.net/?shp=263

 

 

 

 

La figlia del partigiano O’Connor di Michele Marziani Edizioni Clichy

“La figlia del partigiano O’Connor” di Michele Marziani, Edizioni Clichy

La figlia del partigiano O’Connor, Michele Marziani, Edizioni Clichy

Definirei il romanzo di Michele Marzani una storia nella storia… Anzi una storia nella storia dentro alla storia.

Pablita O’Connor è una donna forte e volitiva. Una di quelle donne che nella vita ha imparato ad essere anche un po’ uomo, a cavarsela sempre contando sulle proprie forze.

Chiuso il negozio di esche per pesca, che ha gestito fino ad età matura, decide di partire, di affrontare un viaggio che la condurrà a ritroso nella storia di suo padre, il partigiano Malachy, in cerca di risposte di cui sente il bisogno.
Malachy O’Connor, irlandese di nascita, decise di arruolarsi come partigiano nella guerra civile spagnola, da dove fuggì via mare, approdando a Ventotene e quindi nelle valli delle Alpi piemontesi, ove mise su famiglia e concluse la sua vita.

Molti gli interrogativi che Pablita si pone e che in qualche modo non la fanno sentire completa.
Ed è partendo dalle valli in cui è nata e cresciuta che inizia la sua avventura, andando anche contro la volontà di sua figlia Anna, che non comprende e non giustifica questa necessità che la madre sente.

Un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, nei luoghi in cui passò il partigiano O’Connor alla ricerca della verità, ma quale verità?

Ben presto al viaggio fisico si affianca quello più intimo, personale della protagonista, che scopre aspetti di sé di cui era completamente ignara.
E da queste due esperienze che vive in parallelo, otterrà delle risposte che faranno mettere in discussione sia la figura di suo padre, che se stessa.
Ma Pablita subisce solo in parte le conseguenze delle scoperte che fa, facendosi essa stessa artefice della sua trasformazione. Sono soprattutto le figure femminili, con cui entra in contatto nel corso della storia, ad essere le leve della sua mutazione: Anna, la figlia; Pablita, l’altra, la spagnola; Elisabeth, la proprietaria del B&B in Irlanda.
Man mano che si procede nella lettura la figura di Pablita acquisisce spessore e guadagna complessità.
Il romanzo, come la protagonista, acquisisce forza e vigore e si ha la sensazione che non si tratti più di personaggi, ma molto più probabilmente di persone.

L’aggettivo che utilizzerei per descrivere il romanzo di Marziani è forte.

Due sono i messaggi che lancia: nella vita mai dare nulla per scontato perché non sempre la realtà è come appare. Ma soprattutto non credere mai di essere arrivati, mai avere delle certezze neppure in merito a noi stessi. Tutto è in divenire e anche noi come tutto del resto, siamo soggetti a mutazioni e cambiamenti in modo costante, sempre, indipendentemente dal sesso e dall’età.

“La figlia del partigiano O’Connor” di Michele Marziani
Edizioni Clichy

ISBN 9788867994038
€15,00

http://www.edizioniclichy.iy

L’anima della Frontiera di Matteo Righetto Edizioni Mondadori

“L’Anima della Frontiera” di Matteo Righetto, Edizioni Mondadori

Ambientato in Alta Valdibrenta, fra l’altipiano di Asiago e il massiccio del Grappa nel 1888, “L’anima della Frontiera” narra delle vicende dei De Boer, contadini poveri che cercano di sbarcare il lunario con la coltivazione del tabacco.

“L’Anima della Frontiera, Matteo Righetto, Edizioni Mondadori

Augusto, capostipite della famiglia, si rende ben presto conto che ha solo un modo per garantire ai suoi cari la sopravvivenza, ovvero il contrabbando. Decide per tale ragione di sottrarre dalla sua produzione, qualche sacco di tabacco che nasconde ai funzionari del Re e che utilizza come merce di scambio con i minatori oltre la frontiera, per del rame e argento. Ad aiutarlo nella sua impresa la figlia primogenita, Jole, protagonista del romanzo di Righetto.

Molti gli elementi che mi hanno colpita. Incominciando dal titolo

“L’Anima della Frontiera”

punto nevralgico, luogo in cui si articolano le vicende e dove i personaggi si sviluppano. La frontiera come limite fisico da valicare ma anche psicologico; mezzo attraverso il quale si può aspirare ad una vita migliore, ma che, allo stesso tempo, può togliere tutto. La frontiera che separa gli uomini di paesi diversi ma appartenenti alla medesima classe sociale (i contadini e i minatori); che separa uomini dello stesso paese ma di classi sociali diverse (i contadini e i funzionari del re). La frontiera coprotagonista e antagonista nell’intera vicenda.

Interessante la commistione di generi letterari che si fondono perfettamente all’interno del libro e che rendono agile la narrazione.
Potrebbe definirsi un romanzo storico dal gusto un po’ patriottico. Potrebbe essere una saga familiare. Ma più di tutto, a mio avviso, è un romanzo di formazione, un “bildungsromance”, nel corso del quale assistiamo alla metamorfosi, allo sviluppo della protagonista.

La Jole si trova infatti a dover sopperire alla mancanza del padre partito per una missione oltre frontiera e non più ritornato.
Nonostante tutto, non solo non crede alla presunta morte del padre, ma per di più si veste dei suoi panni, diventando essa stessa contrabbandiera e prodigandosi nella sua ricerca. Donna emancipata e volitiva riveste i suoi panni e lo sostituisce nel ruolo di capostipite all’interno della famiglia.

Sa che da lei dipende il sostentamento della famiglia e nonostante la giovane età e l’appartenenza al genere femminile (che la rendono quindi maggiormente esposta ai pericoli della frontiera), si fa carico di queste responsabilità.

Eroina ante-litteram

insomma, che in sella al suo destriero e con il suo fucile, battezzato San Paolo, sfida anche le convenzioni sociali, che vedono la donna relegata al solo ruolo di moglie e madre. 

Molto forte il legame con il padre, magistralmente descritto nel corso del libro, unione questa fra padre e figlia, presente in modo se non unico ma sicuramente raro, all’interno della produzione letteraria.

La scrittura di Righetto è molto asciutta ma non per questo povera. Sa cogliere quelli che sono gli elementi importanti della narrazione e li mette a fuoco, senza troppe digressioni, concentrando in questo modo anche l’attenzione e le energie del lettore.

Libro che consiglio assolutamente sì, a tutti, in grado di soddisfare i gusti e il palato di un pubblico ampio ed eterogeneo. E poi si parla di montagna anche e quindi, perché no?

L’anima della frontiera di Matteo Righetto, Edizioni Mondadori

ISBN 9788804680086

€18,00

http://www.librimondadori.it

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Mongolfiere. Il futuro è un viaggio indietro nel tempo, Eugenio Alberti Schatz, 24 Ore Cultura

“Mongolfiere. Il futuro è un viaggio indietro nel tempo”, Eugenio Alberti Schatz, 24 Ore Cultura

“Mongolfiere. Il futuro è un viaggio indietro nel tempo” è un libro che affronta in modo trasversale un viaggio all’interno del mondo degli “oggetti che volano”, delle mongolfiere.
La modalità con cui lo fa è originale. Troviamo elementi che interessano aree differenti (arte; design; scienza; letteratura…), in un continuo mescolarsi e sovrapporsi di realtà e fantasia.
Ed è lo stupore il trait d’union delle varie parti. Forse perché la mongolfiera è uno di quei pochi elementi in grado di sollecitare l’immaginario umano, indipendentemente dall’età e dal periodo storico.

Forse perché è il volo, ciò che manca all’uomo, ad essere oggetto di indagine ed interesse. O forse semplicemente perché le mongolfiere sono oggetti che stanno a cavallo fra realtà e fantasia.

“Mongolfiere. Il futuro è un viaggio indietro nel tempo”, di Eugenio Schatz edizioni 24 ore Cultura

Il libro è suddiviso in sette capitoli, sei dei quali raccontano le vicende di personaggi che hanno avuto a che fare con la mongolfiera nel corso dei secoli. E’ un viaggio temporale orizzontale ma che si approfondisce di livello toccando aree tematiche diverse.

L’avventura inizia nel 1783 con Joseph Etiènne e Jacques Etienne Mongolfier, inventori dell’oggetto volante e sperimentatori dei primi viaggi senza equipaggio prima, e poi con una pecora, un’anatra e un gallo a fare da tester.

Si prosegue quindi nello stesso periodo storico con scienziati che apportano il loro contributo al progetto, come Pilatre de Rozier, il marchese d’Arlandes, il fisico Jacques Alexandre Charles. E già si parla di competizione fra la tecnologia aria calda versus gas.

Si procede con un excursus all’interno del panorama italico, raccontando le vicende di Paolo Andreani, pioniere della mongolfiera in Italia. E siamo nell’anno 1784. Sorvolò la villa di famiglia a Moncucco su un pallone realizzato dai fratelli Gerli. E la sua impresa suscitò scalpore e colpì anche l’interesse di Parini, che scrisse a tal proposito.

Troviamo un capitolo dedicato a Genzo Shimadzu (1877), famoso scienziato giapponese che, nel corso della sua vita riuscì a registrare ben 178 brevetti. Costruì il primo apparecchio per raggi X giapponese (1909) e diede vita alla prima produzione di microscopi (1915). A lui l’onore e il merito di aver realizzato il “prodigio volante” (cit.) in Giappone.

Torniamo in Italia, anno 1977, ove Piero Porati, diplomato in Scultura all’Accademia di Brera e fondatore della scuola di ceramica a Carate Brianza, consegue la prima regolare licenza di volo in Italia e quindi di istruttore di piloti di aerostati. E’ Porati ad organizzare i primi raduni di palloni in Italia (1984), ed è il promotore delle celebrazioni del bicentenario del primo volo umano compiuto in Italia da Paolo Andreani.

Si celebrano quindi le vicende di Valentin Efremov (2005), che viaggiò nel grande Nord della Russia utilizzando vari mezzi, fra i quali anche la Mongolfiera, raggiungendo infine il Polo Nord.

E la panoramica si conclude con Nello Charbonnier, alpinista, paracadutista, esperto di volo, valdostano di nascita, uno dei più affermati e conosciuti piloti di mongolfiere in Italia.
Nel volo di Charbonnier, descritto nel libro ed effettuato nel 2005, ebbe modo di partecipare anche l’autore di questo libro (cfr. foto pag. 146).

Molti dunque gli elementi che vanno a completare e ad arricchire la testimonianza storica raccontata.

Troviamo ad esempio fotografie delle opere di Piero Fornasetti che, amando l’argomento mongolfiere, lo ha ripetutamente rappresentato nelle sue piastrelle, tessuti e piatti (pag.10).

Oppure tavole che le celebrano, come quella di pag. 18, in cui viene rappresentato il primo centenario degli Stati Uniti, con Brother Jonathan, precursore dello Zio Sam, che capeggia fra due mongolfiere arrecanti le date della fondazione e dell’anniversario.

O ancora dipinti: Henri Rousseau detto il doganiere (pag.46).

Incisioni: Etienne-Gaspard Robert (pag.97).

Oggetti (ventagli; scatoline; tazze).

Foto e fotogrammi di celebri film come il Mago di Oz di Victor Fleming con Judy Garland.

Insomma un vero e proprio viaggio, fra realtà e fantasia, all’interno della cesta di questo pallone chiamato Mongolfiera, che tanto interesse ha suscitato e sempre lo susciterà.

“Mongolfiere. Il futuro è un viaggio indietro nel tempo”

di Eugenio Alberti Schatz, Edizioni 24 Ore Cultura

ISBN 9788866483588, € 35,00

http://www.24orecultura.com