Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione di Kerascoët

“Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione” di Kerascoët

Inizialmente l’attenzione è colta dal titolo, a caratteri grandi, di colore rosso, che spicca su uno sfondo tenue e timido, come scopriremo essere Vanessa, la protagonista del libro.

Fatto di sole immagini (silent book), in cui le uniche scritte sono quelle della copertina, che sembrano appunto quasi un grido di denuncia contro la violenza di cui si fa portavoce.

È un libro tratto da una storia vera. Racconta una situazione ormai piuttosto comune e frequente nella società moderna, gli episodi di bullismo, in cui ad essere vittime sono spesso i più piccoli.

“Io sto con Vanessa”

La storia è semplice e comune. Una ragazzina timida di nome Vanessa arriva in una nuova scuola. Qui diventa vittima di un bullo. Una sua compagna assiste all’episodio di violenza che fa scappare via la protagonista in lacrime. La testimone della vicenda, preoccupata, decide di non lasciare sola Vanessa e così la va a prendere a casa per accompagnarla a scuola. Durante il tragitto altri bambini seguono l’esempio della compagna coraggiosa e si uniscono in corteo, scortando Vanessa a scuola e sconfiggendo cosi il bullo ma soprattutto l’indifferenza.

Perché ad essere oggetto di discussione non è solo il #bullismo del prepotente di turno, ma anche l’indifferenza dei testimoni che diventano complici della violenza manifesta.

È un libro molto bello oltre che utile (sul fondo si trovano dei consigli per affrontare episodi di bullismo, sia per grandi che per piccini).

Le illustrazioni sembrano acquerelli e sono realizzate da Kerascoët, pseudonimo dietro cui si cela in duo Sébastien Cosset e Marie Pommepuy, autori di numerosi successi come “Beautiful Darkness” (Dolci Tenebre in Italia).

 

I colori utilizzati per la realizzazione sono per lo più chiari, pastello. Accompagnano la storia, andando dal grigio-azzurro, durante la narrazione della vita quotidiana e virando bruscamente nei toni del rosso e in quelli più cupi, durante gli episodi di aggressione. Per concludersi in un armonico rosa pesca al termine della brutta vicenda.

 

 

“Io sto con Vanessa. Quando la gentilezza fa la rivoluzione ” di Kerascoët. Uno dei miei libri preferiti.
DeAgostini

ISBN 9788851163709 €12,90

La Grande Guerra Bianca, Stefano Torrione e Marco Gramola

“La Grande Guerra Bianca”, Stefano Torrione e Marco Gramola

“La Grande Guerra Bianca”, opera di Stefano Torrione e Marco Gramola.

La segnalazione di questo lavoro, che ha catturato la mia naturale curiosità, è arrivata da una cara amica e collega.

Un progetto eclettico, quello di Stefano e Marco, legato alla montagna e ancora in fase di sviluppo.

Stefano Torrione nasce ad Aosta nel 1962.

Dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche decide di dedicarsi alla fotografia, sua grande passione. Diviene così fotografo documentarista. Realizza numerosi reportage, pubblicati su varie riviste italiane ed internazionali.

Negli ultimi anni si è dedicato alle Alpi, dando vita a progetti fotografici importanti, uno dei quali dedicato alla I Guerra Mondiale.

Nell’estate del 2013 sotto la guida di Marco Gramola

(http://www.girovagandoinmontagna.com/ggit/tag/marco-gramola/), presidente della Commissione Storica della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini), ha iniziato ad esplorare i ghiacciai e l’alta montagna della zona del Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, alla ricerca dei segni della Guerra Bianca (1915).

La Grande Guerra Bianca, testimonianze

A questa zona Stefano dedica la sua attenzione e realizza l’archivio fotografico più importante nel mondo.

La raccolta del materiale ha dato vita ad una mostra itinerante, organizzata da National Geographic, e giunta alla Fabbrica del Vapore, Milano, nel 2017.

(http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2017/07/12/foto/guerra_bianca_mostra_milano-3596309/1/).

 

“La Grande Guerra Bianca”, Mostra National Geographic

Le fotografie di Stefano hanno catturato in maniera evidente, le tracce della Guerra Bianca. Questo è stato possibile grazie al cambiamento climatico eccezionale, che si venne a creare nel periodo del reportage e che consentì di realizzare gli scatti eccezionali.

Consapevole del fatto che tali segni potrebbero nuovamente scomparire, sommersi dalla naturale forza del clima e della montagna, Stefano ha deciso di dedicarsi ad una nuova impresa: la realizzazione di un libro.

La Grande Guerra Bianca: il Libro

Lancia il progetto “La Grande Guerra Bianca” sulla piattaforma di crowfunding KissKissBankBank, con la volontà di raccogliere i fondi utili per la realizzazione del libro. In questo modo è certo che il frutto del suo lavoro, gli scatti realizzati, saranno visibili a tutti e fissati nel tempo.

 

“La Grande Guerra Bianca” prototipo di copertina

 

Il volume dal titolo “La Grande Guerra Bianca” vedrà la collaborazione di Stefano Cognetti (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paolo_Cognetti), vincitore del Premio Strega 2017, per la realizzazione della prefazione.

A Diego Leoni (https://premiomariorigonistern.com/sl_SI/vincitore-2017/), premio Rigoni Stern 2017, la cura dei testi.

 

“La Grande Guerra Bianca”, prototipo di copertina

 

Stefano Torrione e Marco Gramola, autori del libro “La Grande Guerra Bianca”, racconteranno la loro esperienza al giornalista Enrico Martinet (http://www.letteraltura.it/9917,Ospite.html), che li intervisterà. Oggetto del racconto sarà l’esperienza vissuta nel 2013 lungo il confine Austroungarico.

Un progetto importante che consente di fissare nel tempo un lavoro realizzato con grande fatica e con impegno. Un reportage che racconta i segni tragici di un’epoca, immersi in un contesto naturale tanto bello quanto duro.

Un progetto da sostenere, che coinvolge gli amanti della fotografia, della storia, della letteratura o semplicemente della montagna.

Per maggiori informazioni e per un contributo:

https://www.kisskissbankbank.com/it/projects/grande-guerra-bianca/comments

Cibi di strada. Sud di Stanislao Porzio, Guido Tommasi Editore

“Cibi di strada. Sud” di Stanislao Porzio,  Guido Tommasi Editore

Stanislao Porzio affronta la seconda metà del suo viaggio nel mondo dei cibi di strada, rivolgendo la sua attenzione al Sud del nostro paese.
Ci sono voluti ben 8 anni dall’uscita del primo volume del suo lavoro.
L’autore giustifica la lunga assenza spiegando che l’impresa è stata “più ardua” del previsto. Ogni indagine si è trasformata in un vero e proprio viaggio, “un’esperienza di vita” al quale l’autore non ha voluto affatto sottrarsi… Anzi!

Il libro non assomiglia alla classica guida enogastronomica. Sembra più un diario di viaggio, con tanto di data e luogo.

Ad essere oggetto di indagine non solo l’aspetto gastronomico regionale, ma anche quelli storico-cultuali sottostanti.
Nel corso del suo viaggio conosciamo varie figure che lo guidano alla scoperta. Personalità di spicco per il panorama gastronomico locale. Volendo osare direi dei “Caronte dei fornelli”.

 

Cibi di strada. Sud, di Stanislao Porzio, Guido Tommasi Editore

La prima delle regioni visitate da Porzio è la:

Puglia

Molti i prodotti oggetto di analisi gustativa, fra cui le seppioline (allìive), i polpi, le cozze, le cozze pelose e soprattutto i ricci di mare.
La Puglia inoltre è famosa per i suoi prodotti da forno come le focacce, i panzerotti, i taralli, le cartellate (dolci tipici di Natale) e le scarcelle ( dolci tipici di Pasqua).

Lazio

fra i cibi di strada troviamo il mitico Maritozzo alla panna che, se non ti sporchi mangiandolo, non è un vero maritozzo! Ma anche, per citarne alcuni, il supplì, la pizza, la porchetta.

Campania

L’autore, Partenopeo di origine, giunto in Campania, vive un vero e proprio Amarcord.
Anche qui assistiamo ad una epifania di prodotti da forno e di pietanze fritte. Ma non solo! Troviamo trippa, piede di maiale, muso di vitello e il bror’ e purp.
Tipici della zona la pizza a a portafoglio, più piccola della sorella da tavola, piegata a quattro, con in mezzo un pezzo di fior di latte. Zeppole, mozzarella in carrozza, la palla di riso, il panzerotto, la formella (gelato biscotto).

Sardegna

l’autore scopre che in questa regione l’interpretazione del cibo da strada non ha un’unica valenza.
Molti sono i cibi di strada, se con tale definizione intendiamo prodotti acquistati e consumati subito dopo, come le impanadas o panadas, che sono delle tortine salate cotte al forno. Questa vengono normalmente farcite con olive o lardo, e rappresentano un esempio di “cibo da strada”. Lo stesso dicasi per le tiricche, dolci della tradizione fatti con mosto e uva passa.

Basilicata

sicuramente i peperoni cruschi nella loro versione più “commerciale”, ovvero nella versione snack, sono un esempio di cibo da strada locale. Questi vengono fatti dapprima seccare, poi fritti in abbondante olio di oliva e rappresentano una valida alternativa alla classica patatina in busta.
Menzione “ad honorem” per il panettone lucano, che a detta di Porzio, milanese di adozione, non ha nulla da invidiare a quello meneghino.

Abruzzo

il “cibo da strada” è legato alla pastorizia, anche se in realtà non esiste una vera e propria tradizione in questo senso.
Tipici del luogo il cacio fritto, la porchetta e ovviamente gli arrosticini che, nei locali, vengono serviti nel quantitativo che una persona riesce a mangiare (quindi è soggettiva la questione…), perche devono essere gustati bollenti.

Calabria

È l’unica regione ad essere annoverata dal “New York Times” come luogo in cui trascorrere le vacanze in Italia. Le ragioni sono di carattere gastronomico.

Tipica della zona del catanzarese è il morzello (u’ morzeddu): trippa vaccina cucinata con il sugo e servita o in piatto, oppure dentro una pitta (un pezzo di pane), nella sua variante da asporto.
Spostandoci nella provincia di Reggio Calabria troviamo la “lestopitta”.
L’aggettivo lesto fa riferimento alla capacità di improvvisazione che la massaia calabrese ha. In caso di ospiti inaspettati, infatti impasta e frigge le pitte per “aggiustare” un pasto per tutti. Esiste la versione con alice inserita all’interno (“crispelle”), elemento sapido che dà una marcia in più all’impasto.
Assistiamo inoltre un vero e proprio rituale sociale (con tanto di sacerdote), legato alla macellazione del maiale, che dà origine ad un piatto della tradizione, le frittule. La preparazione consiste in pezzi di maiale, puliti e lavati, fatti cuocere all’interno di pentoloni di rame, poggiati su fondi di sabbia sotto cui arde il fuoco vivo.

Sicilia

Se diciamo Sicilia la prima cosa che ci viene in mente sono i dolci tipici. Ovviamente e giustamente sono presenti fra le pietanze testate da Porzio (“paste da passeggio”).

Ma il suo interesse è rivolto soprattutto alle preparazioni salate come ad esempio il “sangeli”, budello riempito di sanguinaccio da mangiare bollente (è un wurstel alla catanese!); ” u’mauro” un’alga rossa che cresce solo nei fondali di rocce vulcaniche in presenza di acque non inquinate, e che di cruda.
Esiste una tradizione legata alle macellerie equine, che si chiama “arrusta e mangia”: fuori dal negozio è posizionato un ” braciere” in cui vengono arrostiti pezzi di carne, venduti poi ai passanti.
Ma troviamo inoltre anche polpette con la “mudicca”; crispelle dolci e salate; pane e lamelle; provolazzo etc…
Scopriamo infine che la distinzione fra arancino e arancina dipende dalla forma e dalla zona di provenienza.
Gli “arancino”, di forma conica, sono tipici della zona orientale dell’isola. Gli “arancina” di forma tonda, diffusi ad occidente.

Un lungo ed interessante viaggio all’interno della gastronomia e della cultura del sud Italia, grazie al quale scopriamo nuovamente le tradizioni, che hanno reso grande il nostro “piccolo” paese agli occhi del mondo.

“Cibi di strada. Sud” di Stanislao Porzio

Guido Tommasi Editore

ISBN 9788867531820

€15,00

http://www.guidotommasi.it